01 luglio 2009

Fagoto de piton


Par oto che magna

On peto de piton de 2 chili, intiero

2 fete de sopressa co l'ajo, grosse 1/2 zm.

2 fete de speck grosse 1/2 zm.

2,5 eti de ricota

5 fete de panzeta

1 zeola

1 carota

1 sculiero de erbete miste secà (osmarin, salvia, timo,ec.)

sale

3 sculieri de ojo stravergine de oliva

1 goto de vin bianco seco

spago da cusina

Se fa cussì:

1. Tajare el peto de piton in modo da fare na specie de bisteca unica;

2. Masenare tuto insieme la sopressa, el speck e na feta de panzeta: fare on paston de sta roba smissiando ben co la ricota;

3. Destirare la bistecona de piton, salarla e spolvararla co na parte dele erbete;

4. Metarghe dessora el paston, assando tuto torno on paro de zm. de bordo;

5. Inpiegare a metà la feta e cusirla tuto torno col spago da cusina (inzegneve par l'ago, ma i ghe ne vende de fati aposta...);

6. Fissare do fete de panzeta par parte, jutandove co d'i stecadenti;

7. Spolvarare ben de sale e col resto dele erbete da tute do le parte el fagoto;

8. Tajare a tochi grossolani la zeola e la carota e metarle so na tecia da forno co l'ojo;

9. Fare rosolare a fogo vivo da tute do le parte el fagoto;

10. Metare in forno a 180° e cusinare ben, dopo verghe butà so la tecia el vin bianco. Ricordeve de girare ogni tanto el fagoto parché el ciapa colore da tute do le parte;

11. 2 ore e meza dovaria bastare, ma regoleve dal colore e ste 'tenti che no se brusa la panzeta (bagnare col pocio);

12. A cotura finia, cavàre dal forno e assare rafredare on poco e tajare fete de 1 zm. de spessore;

13. Intanto zontarghe on goto de brodo de dado al fondo de cotura e darghe on bojo zontandoghe 2 sculiarini de farina: basta du minuti;

14. Frulare tuto el pocio, che'l servirà par butarlo caldo de bojo so le fete del fagoto servie sol piato;

15. Sa ghi par le man del bon vin Raboso, la festa xe fata.

04 giugno 2009

Sono stato ad Amsterdam

Sono stato, durante la mia vacanza in Olanda, un giorno intero ad Amsterdam nel crogiolo di razze,di odori e di colori. Ma il centro di Amsterdam non è solo Piazza Dam! Tutto intorno si estende una complessa ragnatela di vie ricche di centri commerciali e storia, mettendo contrapposizione antico e moderno ai suoi estremi (simboleggiati dall'Amsterdams Historisch Museum e dal Quartiere a Luci Rosse). Piazza Dam è attraversata dalla Damrak, strada che conduce alla Stazione Centrale e che ospita anche il Sex Museum (siamo d'altronde vicini al famoso Quartiere a Luci Rosse) e l'edificio della Borsa di Amsterdam, il Beurs Van Berlage. La Damrk fiorisce inoltre di vita sia di giorno che di notte, grazie ad un'alta concentrazione di ristoranti, bar e negozi ed alla presenza, proprio all'angolo con Piazza Dham, del centro commerciale Bijenkorf.Il prolungamento della Damrak oltre Plaza Dam prende il nome di Rokin, la cui attrazione principale, oltre ai soliti negozi, bar e ristoranti, è sicuramente la possibilità di assistere al taglio dei diamanti presso l'Amsterdam Diamond Center. Seguendo la Rokin ci si imbatte poi nella Munttoren in Muntplain, che costituisce i resti di ciò che nel Medioevo erano le mura della città. Altre vie assolutamente da visitare nelle vicinanze sono sicuramente Damstraat, ennesima via in cui negozi, coffeeshops e ristoranti la fanno da padroni, e la Nes, parallela alla Rokin per i suoi numerosi teatri.

Davanti e dietro Piazza Dam: Nieuwendijk e Nieuwezijds Voorburgwal. Guardando di fronte il Palazzo Regale, a destra comincia Nieuwendijk, stradina ricca di coffeeshop, bar, ristoranti e negozi di souvenir. Dalla parte opposta, dietro al Palazzo Reale, si trova invece Nieuwezijds Voorburgwal, via pullulante di locali notturni e nella quale si trova anche il centro commerciale Magna Plaza. Dall'altra parte, a sinistra del Palazzo Regale (guardandolo di fronte) comincia Kalverstaat, via ricca di negozi (compreso il centro commerciale Kalvertoren) e per questo particolarmente adatta per gli amanti dello shopping. In Kalverstat si trova però anche il Museo Storico di Amsterdam, l'Amsterdams Historisch Museum che, situato nell'ex convento di St. Luciene , illustra attraverso una mostra permanente le varie epoche della crescita di Amsterdam. Proseguendo Kalverstaat ci si imbatte in piazzetta Spui (oltre la quale comunque Kaverstaat continua).Da piazza Spui si può accedere, attraversando la volta, al giardino Begijnhof, un parchetto racchiuso da antichi edifici che una volta erano le case delle béguine, donne celibi per scelta. Qui, al numero 34, si può ammirare la casa più vecchia di Amsterdam. Piazza Dam si trova molto vicina ad alcune delle più famose vie del sesso, che costituiscono il cosidetto Quartiere a Luci Rosse: tra queste, Spuistraat (che si trova dietro al Palazzo Reale) e Warmoestraat (dalla parte invece del Nationaal Monument), nelle quali si possono trovare anche smartshops e coffeshops.

03 giugno 2009

Masenete de la nona



Par quatro che magna

Masenete che da vive le ga on colore verdastro.

Aqua,aseo, sale, ajo, parsimbolo, pevare.

Nà zeola, nà carota (depende dai gusti).

El resto le tuto scrito pì vanti.




Se fa cussì:

1.Se buta na quantità justa (tante) de masenete VIVE* in aqua de bojo salà e co on fià de aseo, assàndole lì par diese minuti boni;

2.Cavarle e butare via le zate e tuto quelo che intriga;

3.Destacare el petorale dala sgussa (drento ala sgussa ghe xe el “coralo”, na polpa arancione);

4.Mètare tuto - sgusse col coralo e petorali - so na terina e conzare co ojo bon, sale e on pesteselo de ajo e parsìnbolo. Pévaro se ‘l piase

5.Del petorale se magna tuto, anca se ‘l scriza soto i denti; dela sgussa solo el coralo cavandolo co na forcheta;

6.Le xe bone mejo frede, magnà el dì dopo parché le ga da ciapare el gusto del pesto, e a tute le ore...

7.Le boche fine al posto del'aqua le fà on brodeto longo co na zeola, na carota e del sèlino, i cava tuto e po' i taca la cotura dele bestiole..


* chi che xe tènaro de cuore che'l magna pinza!

09 maggio 2009

Al via la corsa per la Giornata Nazionale della Donazione e Trapianto



5 Maggio 2009

Roma - L’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, insieme alle Associazioni e il Centro Nazionale Trapianti, hanno promosso la Giornata Nazionale Donazione e Trapianto per il 10 maggio 2009. Pronto il programma, ma già da oggi in tutta Italia sarà possibile assistere ad una serie di inizative ed eventi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica che proseguiranno per tutta la settimana, .

Regioni e Province Autonome, Enti Locali, Istituzioni sanitarie, Associazioni di volontariato si muoveranno insieme al motto di "un donatore moltiplica la vita" che è lo slogan della manifestazione. Il cuore dell’iniziativa sarà la manifestazione a Roma che chiamerà a raccolta anche i genitori di trapiantati e i loro figli, simbolo concreto della vita che può offrire la donazione dei propri organi in caso di decesso. Da Aosta a Messina il calendario delle attività legata all’evento è piuttosto ricco ed è consultabile sul sito www.trapianto-giornatanazionale.it. In moltissime località sarà possibile avere tutte le informazioni per poter manifestare la propria volontà in relazione alla donazione degli organi.

05 maggio 2009

Angina pectoris

Se qui c'è la metà del mio cuore, dottore,

l'altra metà sta in Cina

nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.

E poi ogni mattina, dottore,

ogni mattina all'alba

il mio cuore lo fucilano in Grecia.

E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno

quando gli ultimi passi si allontanano

dall'infermeria

il mio cuore se ne va, dottore,

se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.

E poi sono dieci anni, dottore,

che non ho niente in mano da offrire al mio popolo

niente altro che una mela

una mela rossa, il mio cuore.

E' per tutto questo, dottore,

e non per l'arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,

che ho quest'angina pectoris.

Guardo la notte attraverso le sbarre

e malgrado tutti questi muri

che mi pesano sul petto

il mio cuore batte con la stella più lontana.


Nazim Hikmet

Togliatti "Una dama della croce rossa"


Nel 1992, qualche anno dopo l'apertura degli Archivi di Mosca, lo storico Franco Andreucci, scopre una lettera scritta da Palmiro Togliatti (alias "Ercoli") il 15 febbraio 1943 a Vincenzo Bianco (allora funzionario del Komintern). Nella lettera, siddivisa in vari capitoli, Togliatti risponde alle varie questioni politiche sollevate dal Bianco. Al terzo capitolo (vedi pagine 7, 8 e 9) della lettera, dove Bianco evidentemente chiedeva a Togliatti di fare qualcosa per i tanti prigionieri italiani nei Gulag russi, la risposta di Togliatti è agghiacciante:
"...L'altra questione sulla quale sono in disaccordo con te, è quella del trattamento dei prigionieri. Non sono per niente feroce, come tu sai. Sono umanitario quanto te, o quanto può esserlo una dama della Croce Rossa. La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso la Unione Sovietica, è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi e ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantista del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il milgiore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popola la convinzione che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l'avvenire d'Italia...".


Alla data del 15 febbraio 1943, si presume che i prigionieri dell'ARMIR in Russia erano ancora circa 50.000. Togliatti, forse poteva far poco, ma la risposta che diede a Bianco non lascia dubbi, non volle neanche tentare di far quel poco, altro che "dama di Croce Rossa"!. E questo è gravissimo. La pubblicazione di questa lettera, provocò immediatamente largo (e giusto) sdegno, anche perché la maggior parte delle famiglie in lutto per i loro cari, erano proprio contadini e operai, cioè coloro a cui Togliatti chiese a guerra finita, sostegno per la sua politica. Togliatti non tendendo la mano a quei poveri cristi in prigione, non puniva i fascisti, con il suo "migliore e più efficace degli antidoti.." puniva soprattutto ragazzi di 20-22 anni di campagna, obbligati ad andare in Russia, i volontari erano pochissimi e questo Togliatti lo sapeva...


Il 19 febbraio 2003, Rai Tre, in prima serata mandava in onda con il programma "Enigma", una serata dedicata a Togliatti. Riporto per intero quanto ebbe modo di scrivere il giorno dopo su "Il Giornale", Massimo Caprara:
Il terzo canale televisivo della Rai ha mandato ieri sera in onda, in prima serata, una puntata della trasmissione Enigma, dedicata a Togliatti. Essa costituisce un'iniziativa apprezzabile perché il leader comunista è in genere assai citato, ma poco studiato e approfondito. Si è trattato, innanzitutto, della famigerata lettera scritta di pugno da Togliatti nel 1943 e resa nota in Italia nel 1992, sulla dolorosa questione dei soldati italiani dell'Armir fatti prigionieri in Unione Sovietica. A suo tempo, la lettera provocò un giustificato clamore e fu oggetto di una revisione critica del testo. In effetti, la sostanza reale della lettera di Togliatti risultò, e risulta, in pratica confermata. Irrilevanti sono le varianti apportate nella seconda lettura e nella traduzione integrale. Il contesto fu indiscutibilmente quello di una inaudita violenza contro uomini inermi e non c'è dettaglio lessicale o formale che possa attenuarne la gravità. Togliatti-Ercoli si proclamava senza mezzi termini e con vari argomenti, insensibile alla strage dei prigionieri italiani, anzi sostenitore di una sorta di pedagogia punitiva nei confronti dell'Italia entrata in guerra.
Io stesso ho conosciuto Vincenzo Bianco, interlocutore della lettera a Togliatti, allora funzionario del Komintern, poi addetto alla commissione di Organizzazione delle Botteghe Oscure e all'Unità. Parlai molte volte con lui e non mi risultò mai che egli attenuasse la durezza del Kgb sovietico e della nomenklatura comunista italiana, in particolare di Togliatti, nei confronti dei soldati italiani. Del resto, va ricordata un'ulteriore sostanziosa realtà. Non si trattò infatti di fatti ambientali. La voluta persecuzione morale e ideologica si esercitò a carico dei prigionieri italiani con un altro mezzo, cioè con le Scuole di comunismo installate nei campi di concentramento. Nell'immediato dopoguerra, uno degli «insegnanti» di questi corsi di addottrinamento coatto, Edo, ossia Edoardo D'Onofrio, divenuto segretario della Federazione comunista di Roma, fu condannato con testimonianze inoppugnabili da un Tribunale italiano. I corsi finivano spesso con il trasferimento di prigionieri ribelli o indocili in campi di concentramento di maggiore asprezza e con spietate fucilazioni.
Vale la pena di aggiungere un commento sulla trasmissione. Essa ha ospitato in studio due autorevoli dirigenti per età e mandato dell'ex Pci e dell'attuale Ds. I due personaggi si sono dimostrati commentatori coscienziosi e testimoni informati, ma di parte. Se si esclude qualche controllata riflessione critica espressa dal solo Paolo Mieli, la figura di Togliatti è uscita dagli schermi della trasmissione come quella di un ordinario uomo politico, dalle forti motivazioni ideologiche e dalle sofferte, compassionevoli vicende personali. Questa non è l'autentica realtà, poiché ne è soltanto un'evasiva porzione. Togliatti-Ercoli, fu un testimone e partecipe del Terrore, sia nella Spagna del 1936 che nell'Unione Sovietica dello stalinismo. In una scheda di un antifascista italiano, di cui il Kgb proponeva negli anni Trenta la deportazione in un gulag di efferata crudezza, Ercoli appone esplicitamente la sua firma convinta e il suo benestare. Da parte dei due rappresentanti comunisti è mancato qualsiasi sincero moto di condanna sorgente dall'animo. E' stata omessa qualsiasi esecrazione, qualsiasi necessaria espressione di riprovazione pur sintetica, qualsiasi semplice osservazione dura, ma immancabile sull'uomo Togliatti. E' stata adottata un'accademica distanza che dovrebbe essere sostituita da una riprovazione più netta e appassionata. Non rivendico partecipazioni emotive. Manca nel ritratto televisivo del Togliatti politico il suo raggelante deserto di umanità.


Quando la lettera venne ritrovata, lo stesso Occhetto, allora massimo dirigente del partito, ne fu esterefatto poi, venne fuori (dal PCI) che la lettera era una patacca usata per denigrare il partito, alla fine fu chiaro che non era così. La posizione dell'Associazione Gramsci, (nel 2003/04) anch'essa erede di quel partito, difendeva la posizione di Togliatti, dicendo che il segretario del PCI, scrisse in quel modo, perché quasi costretto, controllato dalla polizia staliniana non poteva muoversi (e scrivere) come avrebbe voluto.

01 maggio 2009

festa dei lavoratori

La Festa dei lavoratori è una festività celebrata il 1º maggio di ogni anno che intende ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte.

Più precisamente, con essa si intende ricordare le battaglie operaie volte alla conquista di un diritto ben preciso: l'orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1866 nell'Illinois (USA)[senza fonte]. La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa.

L'origine della festa risale ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro (Knights of Labor, associazione fondata nel 1869) a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all' Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialisti ed anarchici - suggerirono come data della festività il primo maggio.

Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime.

L'allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questo episodio.

La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.

Torta de bròcolo


Par quatro che magna ...do volte

1 bròcolo da 1 chilo

1 zeola rossa

3 eti de fromajo tipo Fontina o Asiago

2 eti de olive grosse, senza osso, mejo de quele more roa greca

1 goto de vin rosso

grana o pecorino gratà

4 sculieri de oio stravergine de oliva

sale e pévaro


se fa cussì:

1.Quando che se neta el bròcolo, tegnere le foje esterne

2.Tajare a tochi gorssi el bròcolo e po' farlo a fete de manco de 1 zentìmetro

3.Tajare a fete precise anca la zeola

4.So na tecia alta e larga, métare on sculiero de oio e inquerciare el fondo co le foje del bròcolo

5.Métare zo le fete de bròcolo una tacà a staltra, senza assare busi

6.Dessora métarghe arquante dele fete de zeola, po' le olive tajà a metà, el fromajo tajà a cubiti e spanpanare el grana (o pecorino, mejo...) e on fià de sale e pévaro

7.Da nuovo on strato de bròcoli e po' staltra roba come prima. Se ghe ne xe oncora, finire co un strato de bròcoli

8.Butarghe par sora el resto del'oio e el goto de vin

9.Inquerciare co on quercio pi picolo e métarghe dessora on peso, po' sarare col so quercio justo

10.Assare sol fogo par tri quarti de ora, a lento assè...

11.Spartire da boni fradei a fete la torta che vien fora ala fine

03 aprile 2009

Potrebbe essere la soluzione . . .

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.
Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.
Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.
Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.

Woody Allen

Il più bello dei mari


Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

che vorrei dirti di più bello

non te l'ho ancora detto.



Nazim Hikmet (Salonicco 1902-Mosca 1963)

02 aprile 2009

Schìzzoto


Par na bela fameja

1 chilo de farina; metà "00" e metà de "grano duro"

2 bustine de lievito de bira in pólvare (grani)

4 sculieri de struto o anca del lardo

1 goto de late tiepido (150 grami)

2 sculiarini de sale

4 sculiarini de zùcaro

aqua, 400 grami (se pole aumentare el late, ma in tuto ga da vegnere 550 grami de liquido...)

Se fa cussì:

1.So na bela terina, metare la farina “ a fontanela”

2.Butarghe drento el lievito, el zùcaro, el sale, e el late;

3.Smissiare tuto zontandoghe l'aqua e l'struto: l'inpasto ga da èssare mòrbio, né suto né mojo (!)

4.Inpastare de bona oja so la tola par vinti-trenta minuti, fin che l’inpasto diventa muisin, lissio;

5.Fare na bala, métarla so la terina, farghe on tajo a crose sol dessora e incuerciarla; assarla lievitare par 1 ora al caldin.

6.La ga da cressare squasi el dupio! Inpastarla da nuovo par 10 minuti, po’ destirarla in forma tonda (o quadrata o rettangolare o triangolare o a trapezio) che la resta alta on paro de zentimetri.

7.Farghe dele incision dessora, a rete, e sbusolare co la forchetta;

8.Métarla in forno za caldo a 190 gradi e assarla par 20 minuti ( la ga da indorarse dessora e no brusarse soto).

31 marzo 2009

Da strappare il cuore


Un giovane, un bel giovane, stava in mezzo a una piazza gremita di persone e diceva di avere il cuore più bello del mondo. Tutti quanti glielo ammiravano, era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Tutte quelle persone concordavano nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano più il giovane si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse : "Beh, a dire il vero... il tuo cuore è molto meno bello del mio."
Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti; Ha!, quel cuore batteva forte, era potente ma era ricoperto di cicatrici.
C'erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto ed era anche pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse il più bello. Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Stai scherzando !", disse. "Confronta il tuo cuore col mio, il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime." "E' vero !", ammise il vecchio.
"Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai cambio col mio. Vedi, nel mio ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore, alla quale ho dato un pezzo del mio cuore, e spesso, ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma certo ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato, ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto e questo ti spiega le voragini.
Amare è rischioso ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato anche per queste persone... e chissà ? Forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi adesso che cosa sia il vero amore ?"
Il giovane era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto. Allora prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che gli tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi ne prese un pezzo rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse:
Se il musicista dicesse che non è la nota musicale che fa la musica...non ci sarebbero le sinfonie….
Se lo scrittore dicesse che non è una parola che può fare uno scritto..non ci sarebbero i libri….
Se l'uomo dicesse che non è un gesto d'amore che può rendere felici e cambiare il destino...non ci sarebbero mai speranza né felicità per gli uomini.
Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore, che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più meraviglioso che mai, perché aveva scoperto dentro di sé un nuovo sentimento.

14 marzo 2009

Come donare organi e tessuti

La dichiarazione di volontà a donare organi e tessuti è regolamentata dalla legge n.91 del 1 aprile 1999 e dal decreto ministeriale dell'8 aprile 2000.L'art 4 della legge n. 91/99 introduce il principio del silenzio assenso, in base al quale a ogni cittadino maggiorenne viene chiesto di dichiarare la propria volontà sulla donazione dei propri organi e tessuti, dopo essere stato informato che la mancata dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla donazione.Tale principio non è tuttavia ancora in vigore. Per il momento la manifestazione della volontà è regolamentata dall'art. 23 della stessa legge (disposizioni transitorie) che introduce il principio del consenso o del dissenso esplicito.A tutti i cittadini viene data la possibilità (non l'obbligo) di esprimere la volontà in merito alla donazione dei propri organi.Attraverso la dichiarazione di volontà ogni singolo cittadino ha la possibilità di esprimersi liberamente, facendo in modo che, in caso di morte, la sua volontà non venga violata dalle decisioni altrui, sia che si tratti di una dichiarazione favorevole alla donazione che sfavorevole (si può anche decidere di lasciare per iscritto di non voler diventare un donatore). Attualmente le modalità per esprimere la volontà sono le seguenti: - la compilazione del tesserino blu del Ministero della Salute che deve essere conservato insieme ai documenti personali.- è possibile compilare on line la dichiarazione di volontà e stampare il proprio tesserino sul sito www.trapianti.ministerosalute.it- è possibile scaricare la Tessera di dichiarazione di volontà cliccando qui- la registrazione della propria volontà presso la ASL di riferimento o il medico di famiglia.una dichiarazione scritta che il cittadino porta con sé con i propri documenti. A questo proposito il decreto ministeriale 8 aprile 2000 ha stabilito che qualunque nota scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, è considerata valida ai fini della dichiarazione;l'atto olografo dell'AIDO o di una delle altre associazioni di settore.Quando la propria volontà viene registrata alla ASL, i dati vengono inseriti in un archivio del Centro Nazionale per i Trapianti che è collegato con i Centri interregionali. In caso di possibile donazione in un soggetto di cui venga accertata la morte, i medici rianimatori verificano se questi ha con sé la dichiarazione o ha registrato la volontà nell'archivio informatico. Se un cittadino non esprime la propria volontà, al momento attuale la legge prevede la possibilità per i familiari (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) di opporsi al prelievo durante il periodo di accertamento di morte.Pertanto è bene parlare anche con i propri familiari, poiché, in assenza di dichiarazione, essi vengono interpellati dai medici circa la volontà espressa in vita dal congiunto. Per i minori sono sempre i genitori a decidere. Se uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.Il cittadino può modificare la dichiarazione di volontà in qualsiasi momento. Sarà ritenuta valida, sempre, l'ultima dichiarazione prestata secondo le modalità previste. Riassumendo:in caso di morte possono verificarsi tre casi: 1. il cittadino ha espresso in vita la volontà positiva alla donazione, in questo caso i familiari non possono opporsi: donazione si. 2. il cittadino ha espresso volontà negativa alla donazione, in questo caso non c'è prelievo di organi: donazione no. 3. il cittadino non si è espresso, in questo caso il prelievo è consentito se i familiari non si oppongono: donazione si/no.

· Come donare midollo osseo e sangue del cordone ombelicale?

Chi fosse interessato a donare di midollo osseo deve rivolgersi alle strutture sanitarie che partecipano al programma nazionale "donazione di midollo osseo", le quali invieranno i dati dei potenziali donatori al Registro Nazionale Donatori di Midollo Osseo (IBMDR).

Per quanto riguarda il sangue cordonale invece le coppie potranno dare il proprio assenso alla donazione durante le visite prenatali.

In seguito prenderanno parte a un colloquio informativo dove verranno loro illustrate le modalità della donazione e raccolti i dati anamnestici (le informazioni riguardanti i precedenti patologici e fisiologici, personali ed ereditari), fondamentali per stabilire l'idoneità o meno della potenziale donatrice.

La mia religione approva la donazione di organi?

Uno degli interrogativi più frequenti posto durante i dibattiti sulla donazione degli organi è: ”La mia religione approva?”.

Ecco i punti di vista sull’argomento delle maggiori religioni.

AME & AMEZION (Metodisti Episcopali Africani)

La donazione di organi e tessuti è vista come un atto di amore per il prossimo e di carità. Inoltre tutti i membri sono incoraggiati a supportare la donazione come un utile modo per aiutare gli altri.

AMISH

Il trapianto è approvato qualora vi è una effettiva indicazione che la salute del ricevente potrebbe migliorare, ma rifiutato se i risultati sono discutibili.

ASSEMBLEA DI DIO

La Chiesa non ha al riguardo una politica ufficiale. La decisione di donare organi e tessuti è individuale. La donazione è fortemente supportata dalla propria denominazione.

AVVENTISTI

La donazione ed il trapianto sono fortemente incoraggiati. Gli avventisti, inoltre, posseggono vari ospedali che praticano.

BATTISTI

La donazione è incoraggiata come un atto di carità. La decisione viene lasciata all’individuo.

BUDDISTI

La donazione è una decisione che spetta alla coscienza individuale.

CATTOLICI

I trapianti sono accettati dal Vaticano e la donazione è incoraggiata come atto di carità.

CHIESA CRISTIANA (Discepoli di Cristo)

La Chiesa Cristiana non proibisce la donazione degli organi e dei tessuti. Ritiene che sia una scelta personale da fare con la famiglia e col personale medico.

CONFRATELLI

La conferenza annuale dei confratelli del 1993 scrisse una mozione sulla donazione degli organi e dei tessuti in supporto e ad incoraggiamento alla donazione. Venne scritto:”Abbiamo l’opportunità di aiutare gli altri e di mostrare l’amore di Cristo tramite la donazione degli organi e dei tessuti.”

EBREI

L’ebreo crede che, se è possibile donare un organo per salvare una vita umana, è doveroso farlo. Poiché restituire la vista è considerato come salvare la vita viene incluso anche il trapianto della cornea.

EPISCOPALI

La chiesa episcopale prese una decisione nel 1982 che rinvigoriva i benefici della donazione degli organi, del sangue e dei tessuti. Tutti i cristiani sono incoraggiati a diventare donatori di organi, sangue e tessuti “come parte della comunione con gli altri nel nome di Cristo che ha dato propria vita per donare agli uomini la vita eterna”.

EVANGELISTI CONSERVATORI INDIPENDENTI

Generalmente, gli evangelisti non si oppongono alla donazione degli organi e dei tessuti. Ogni chiesa è autonoma e lascia la decisione finale al singolo.

GRECI ORTODOSSI

Non c’è alcuna opposizione alle procedure che permettono la riabilitazione della salute, ma la donazione del proprio corpo per la sperimentazione o per la ricerca non è conforme alla tradizione.

INDUISTI

La donazione è una scelta personale.

LUTERANI

Nel 1984 la chiesa anglicana in America deliberò che la donazione contribuisce al benessere dell’umanità e deve essere “un’espressione dello spirito di sacrificio e dell’amore per il prossimo che si trova nel bisogno.” Si fa inoltre appello “ai membri di considerare la donazione degli organi dando disposizione alla famiglia ed ai propri legali e facendo uso di un tesserino da donatore”.

MENNONITE

Non c’è una determinata posizione in proposito, ma neanche una reale opposizione. La decisione spetta al singolo o alla famiglia.

METODISTI

La chiesa metodista riconosce i benefici di dare la vita tramite la donazione ed incoraggia tutti i cristiani a divenire donatori firmando e portando con sé on tesserino di riconoscimento.

MORMONI

Non si oppongono alla donazione. La decisione è un fatto personale da compiersi con la famiglia, il personale medico e la preghiera.

MUSSULMANI

La religione islamica crede fermamente nel principio di dover salvare la vita umana. Il donatore scrive in anticipo le proprie intenzioni cosicché gli organi non sono messi da parte ma trapiantati immediatamente.

Secondo un articolo di A. Sachedina “la maggior parte degli studenti delle principali scuole coraniche hanno invocato il principio di priorità del dover salvare vite umane ed hanno permesso il trapianto degli organi come necessità per arrivare a tale nobile fine”.

PENTECOSTALI

La decisione deve essere lasciata all’individuo.

PRESBITERIANI

I presbiteriani supportano ed incoraggiano la donazione rispettando, nello stesso tempo, il diritto di ogni persona per le decisioni che riguardano il proprio corpo.

PROTESTANTI

Incoraggiano e firmano per la donazione.

QUACCHERI

La donazione ed il trapianto sono scelte personali.

ROM

Gente appartenente a diversi gruppi etnici senza una vera e propria religione. Condividono le stesse tradizioni e le stesse credenze, tendendo ad essere contrari alla donazione degli organi e dei tessuti. La loro opposizione è dovuta alle loro credenze circa l’aldilà. La tradizione fa credere che, quasi per un anno dopo la morte, lo spirito ritorna sui propri passi ed il corpo deve, perciò, restare intatto perché l’anima mantiene la propria sembianza fisica.

SHINTOISTI

Un corpo morto è considerato impuro e pericoloso e quindi affatto potente. Secondo la credenza popolare violare un corpo morto è un grave crimine ed è quindi difficile ottenere dai familiari il consenso di espiantare gli organi del defunto.

TESTIMONI DI JEHOVAH

La donazione è materia della coscienza personale con la clausola che tutti gli organi ed i tessuti siano drenati del sangue.

UNIVERSALISTI UNITARI

La donazione ed il trapianto sono ardentemente sostenuti. Vedono in ciò un atto di amore e di completa donazione.

Possiamo così notare che, mentre ci possono essere variazioni nei punti di vista personali, è chiaro che le maggiori religioni del mondo PERMETTONO, INCORAGGIANO E SUPPORTANO i trapianti e la donazione degli organi.

Se si fa bene a donare?

Lei mi chiede se è una scelta giusta quella di donare gli organi? E come si può dubitarne?

Io la trovo una domanda assurda, cui la risposta non può che essere scontata.

Cosa c'è da dire: il fatto che un corpo senza vita possa ancora servire a dare la vita, io lo trovo una delle più appaganti conquiste dell'uomo. Deve essere una scelta volontaria, presa in piena autonomia, fatta da noi quando siamo in grado di decidere o da qualcuno altro in nostra vece, quando non lo siamo più. Mi pare ovvio, naturale, nell'ordine delle cose naturali.

Che cosa c'è da dire?

Per chi ha aspirazione all'immortalità, poi, può essere perfino una cosa meravigliosa.... Dare agli altri un cuore, sapere che può battere, che può continuare a battere nel petto di un altro è una conquista della scienza ma è soprattutto una grande prova di umanità, un grande fatto di civiltà."


Andrea Camilleri - scrittore

02 marzo 2009

Risoto de Revidui

Par quatro che magna

4 eti de risi (vialon nano);

na carota tajà a daditi;

na ganba de sèlino, taja come la carota;

1 spigo de ajo e 1/2 zeola tajà fina;

ojo stravergine de oliva;

3 eti fra figà de galina, durelo, cuore (i se ciama revidui, frattaglie in ‘talia)


Se fa cussì:

1.Fare on desfrito so l’ojo co la zeola e l’aio ( l’aio se cava e se buta via, dopo ), co le carote e el sèlino;

2.Tajare a daditi i revidui e butarli in tecia a cusinare, zontandoghe on fià de vin bianco e, man man, calche sculiero de brodo;

3.Zontarghe i risi e, dopo verli fati scotare du minuti “a seco”, butare man man del brodeto vegetale o de polastro fin a cotura finìa;

4.Prima de servire, zontarghe on bel pugneto de grana gratà, par maltecare par ben el risoto.

20 febbraio 2009

Calma piatta


E' un giorno con una luce strana , poca, quasi stinta, tanto che priva le voci e i suoni dei toni acuti.
Trasforma ogni umano contatto quotidiano in lento e piatto lamento, tendente al grave e comunque monotono.Il cielo è dipinto; è dipinto a pennellate, sembra.
Questo schermo che oggi si spaccia per cielo e vergato a fitte pennellate, larghe e della stessa tinta, monotona e uniforme, tanto da non meritarsi nemmeno di essere incisa dal volo dei soliti uccelli.
Questi preferiscono starsene immobili sotto le foglie dei rocciosi e statici alberi e tutti insieme subiscono ed esprimono la depressione indotta dal cielo sopra di loro.
Calma piatta.Quasi una immobilità artificiosa .
A guardarli bene, gli alberi, sono gli unici che tentano di uscire da quello stato catartico ,quasi a contraddire l'appropriato stato vegetativo e mimano il movimento che farebbero se fossero scossi da una leggera brezza.
Ma mimano male; e riescono solo a dare una improbabile impressione di moto.
L'inquadratura è disturbata da un'improvviso, quanto imprevisto, volo teso di un piccolo volatile che l'attraversa. Bè! siamo ancora vivi.

12 febbraio 2009

La Sabbiona



Quel giovedì di mezzo agosto era la giornata giusta; può sembrare una stranezza a dirlo, ma ci sono le giornate giuste per certe cose e giornate giuste per altre. In quella c’erano tutte le condizioni per fare la cosa che da qualche tempo aveva concentrato i nostri pensieri. Sembrava proprio che i nostri cervelli funzionassero all’unisono, girando e rigirando attorno all’idea che da un po’ ci assillava. Quel giorno non mancava né la voglia, né la volontà, né l’entusiasmo e tanto meno quel po’ di paura che non guasta in certi casi: insomma non si poteva più rinviare, valeva la pena di rischiare anzi, se non si fosse fatto in quel momento, pensavamo, non ci saremo più riusciti. Quel pomeriggio afoso e solitario dispensava veramente un caldo insopportabile: la colonnina di mercurio blu del termometrone, attaccato al muro di fianco alla porta della farmacia, era arrivata a segnare quarantanove gradi centigradi, ed oltretutto lo strumentone di lamiera smaltata bianca e azzurra, era riparato dal sole, dalla tenda del negozio. L’afa in quel pomeriggio d’agosto aveva raggiunto un livello esagerato, nell’aria si sentiva e si vedeva l’umidità, qualsiasi essere vivente, umano, animale o vegetale si riparava quanto più possibile dando, in sudore, anche l’anima. Per le strade non c’era anima viva, sembrava di stare in uno di quei paesi abbandonati dei film Western dove, tra i muri cadenti delle case abbandonate, volteggiano solo cespugli rotolanti di piante secche, non si vedeva nemmeno un cane o un gatto aggirarsi per le strade, battute da quel sole micidiale che impediva persino ai passeri di volare. Noi, a quel tempo, piccoli rivoluzionari in calzoni corti, stavamo immobili, ognuno con gli stessi pensieri che giravano vorticosamente nella testa, silenziosi guardandoci e guardando fuori della porta del capanno, dove andavamo di solito a giocare in quelle giornate oziose delle vacanze estive. Analizzando rapidamente la situazione, eravamo arrivati quasi simultaneamente alle stesse conclusioni: le condizioni erano le più favorevoli che si fossero mai presentate e in più, con molte probabilità, se non ci perdevamo troppo tempo, nessuno se ne sarebbe accorto, e meno di tutti i genitori che ci credevano impegnati a giocare all’interno del capanno. Così, come in ogni setta di cospiratori che si rispetti, decidemmo all’unanimità e, usciti con circospezione dalla porta sul retro dell’edificio, partimmo come fulmini, macinando veloci pedalate sulle biciclette in direzione del fiume. Sudavamo copiosamente sotto quel sole micidiale e, nel silenzio del meriggio agostano, i respiri affannosi insieme al rumore delle biciclette e quello delle ruote sull’asfalto, creavano un rumore che ci sembrava assordante e che faceva rendeva l’azione ancor più eccitante. Tutto stava realmente accadendo: la fatica per la foga che ci mettevamo nel pedalare, la paura di essere visti e scoperti, l’eccitazione perché stavamo coscientemente facendo una delle poche cose che erano proibitissime, l’impazienza di arrivare per poter godere del sollievo a quella calura insopportabile. In poco tempo eravamo arrivati all’argine e, raggiunta la sommità, vedevamo l’acqua del fiume che, per il basso livello a causa di quella calda estate, scorreva lenta creando circoli e vortici tortuosi, tra le secche sabbiose che emergevano qua e là. Affrontammo la ripida discesa, seguendo un sentiero nell’erba, alta e seccata dal caldo, poi appena giunti in fondo alla scarpate frenammo o cercammo di farlo, tant’è che finimmo gli uni sopra gli altri comprese le biciclette ma la vista di quello che ci si presentava davanti spense lamenti e proteste: stavamo sulla fine e calda sabbia del greto del fiume. Ripresi dalla forte emozione, ci liberammo dal groviglio e, lasciate le biciclette, ci spogliammo in tutta fretta e poi via! Di corsa verso l’acqua del fiume e sentivamo, ad ogni passo, che sotto ai piedi il calore della sabbia diminuiva mentre ci si avvicinava all’acqua, ed una volta messi i piedi a bagno ci prese una specie di tremarella, ci fermammo per un attimo a guardarci: stavamo facendo il bagno alla Sabbiona! La Sabbiona era in quei tempi di boom economico, e quindi di vacanze e vacanzieri nelle più nominate località, la spiaggia locale sul fiume, il surrogato casalingo in risposta alle più rinomate spiagge marine, insomma chi non aveva la possibilità di farsi i bagni e la tintarella al mare, ricorreva alla più familiare e proletaria Sabbiona. Nei pomeriggi delle domeniche estive, la Sabbiona vedeva arrivare frequentatori non solo dai paesi rivieraschi ma anche dalla vicina città, a volte si arrivava a vedere un buon numero di persone: dalle famigliole alle coppiette, ai vari tipi da spiaggia che insieme ai pescatori davano vita a quel lido di poche pretese. La spiaggia però era tabù per i bambini, a pochi era permesso andare alla Sabbiona e solamente sotto la vigile e attenta presenza dei genitori, non che ci fossero delle norme o delle regole che regolavano l’uso della spiaggetta,ma per i timori di sventure. Da che la gente aveva memoria il fiume si era preso molte vite e per la maggior parte si trattava di ragazzini che si avventuravano in acqua con troppa confidenza. Si era portato via anche nuotatori esperti e pescatori o barcaioli:insomma non passava stagione senza un tributo in vite umane. I genitori, proprio perché c’erano già passati e l’avevano subita da ragazzi, sapevano quanta attrazione esercitava il fiume nei ragazzini e al tempo stesso quale imprevedibile pericolo era, quindi, sia con raccomandazioni sia con minacce, facevano di tutto per tenerli lontani dalla Sabbiona. Ma noi quel giorno eravamo là, a trovare refrigerio e deliziarci della soave freschezza di quelle acque che ci lambivano e ci accoglievano nei nostri tuffi e giochi mentre ci rincorrevamo, sguazzando in quell’angolo di paradiso. Il sole scottava violento e invitava ad entrare in quell’acqua che, solo a guardarla, prometteva refrigerio e benessere. Un tuffo, ed improvvisamente, quasi con violenza, sentii la fredda carezza dell’acqua che mi avvolgeva e attraversava il corpo. Bastarono pochi attimi per sentire che quel primo brivido cominciava a stemperarsi, regolando la temperatura e donandomi in breve una sensazione di freschezza inebriante. Dopo essere rimasto un po’ immerso cominciai ad avvertire il ritorno di un brivido fresco che aumentava diventando freddo, allora uscii dall’acqua e risentii il calore estivo, tornavo a godere del caldo abbraccio del sole che mi asciugava e riscaldava. Felici e chiassosi ci rincorrevamo in giochi e scherzi, ora nelle acque basse alzando schizzi d’acqua, ora lungo la riva sabbiosa alzando nuvole polverose. Quelli che sapevano un po’ nuotare o almeno tenersi a galla, si tuffavamo nei punti dove il fiume, con i suoi giri d’acqua, formava delle anse più profonde e pozze che sembravano piscine poi, dopo essere scomparsi tra gli spruzzi, riemergevano e si lasciavano trasportare dolcemente dalla corrente, che in quei punti era più forte. Ci sentivamo incredibilmente eccitati e frastornati per tutto quello che stava accadendo, per tutto ciò che stavamo facendo, godevamo del delizioso contatto con quel prezioso elemento naturale e affascinante, che in ogni momento e in ogni punto nel suo procedere, cambiava quasi per miracolo colore e sapore e temperatura. A seconda di dove scorreva assumeva colori e sfumature diverse che cambiavano repentinamente ,In certi punti l’acqua era bianca e schiumosa mentre in altri assumeva un aspetto scuro e uniforme, ma dovunque disegnava, adattandosi alle forme che lambiva, figure sinuose che attiravano lo sguardo curioso e meravigliato e ipnotizzando chi si lasciava rapire da quell’arcobaleno di colori. In quei momenti forse l’unica cosa che sarei riuscito a paragonare al mio stato d’animo era lei, l’acqua del fiume, in quel pomeriggio ero come lei: libero! Mi sentivo libero da costrizioni, libero di muovermi e di fare, nel bene o nel male, ciò che volevo. Io ed i miei compagni di avventura ci sentivamo accomunati in quella stessa sensazione. Eravamo liberi di fare ciò che volevamo, eravamo anche coscienti che stavamo facendo ciò che nessuno ci avrebbe mai permesso di fare né accompagnati, men che meno da soli, eravamo, inoltre, coscienti del fatto che, in quel momento e per tutti, eravamo dei perfetti incoscienti. Beatamente ci abbandonammo al sottile piacere del proibito e così facendo non ci accorgemmo che il tempo stava passando veloce, più di quanto avevamo previsto nelle intenzioni iniziali, mentre a casa qualcuno aveva già notato la nostra assenza prolungata e cominciava a preoccuparsi. Erano passate già tre ore da quando eravamo partiti e non ce n’eravamo accorti, tanto si stava bene e ci si divertiva, nel frattempo tra coloro che erano abituati alle nostre abitudini, si era già passati dalla preoccupazione allo stato d’allarme. I genitori che, non avendoci trovati come al solito tra il cortile ed il capanno, né nei dintorni o nei soliti posti dove abitualmente andavamo a giocare, avevano fatto presto i loro conti ed ognuno di loro era arrivato alla conclusione. Ogn’uno di loro, conoscendo la propria creatura e la compagnia che frequentava, arrivò, più o meno convinto, alla conclusione che tra le varie combinazioni ci poteva stare anche la scappatella alla Sabbiona e quando uno di loro ebbe il coraggio e la paura di dirlo apertamente, scattò il panico e la mobilitazione generale. Nessun pensiero attraversava le nostre giovani teste, in quel momento eravamo tanto rilassati quanto ignari di ciò che il destino ci stava riservando, degli eventi sgradevoli che di lì a poco ci avrebbero visti protagonisti. Soddisfatti e contenti, ce ne stavamo mollemente stesi sulla calda sabbia , con i piedi nell’acqua fresca, a riposare. L’avventura ed il divertimento terminarono improvvisamente, precisamente nel momento in cui ci sentimmo chiamare da voci provenienti dall’argine, in quel preciso istante spalancai gli occhi senza vedere ma, come del resto successe anche gli altri, realizzai immediatamente cosa stava accadendo. Lo sapevamo anche senza guardare, sapevamo chi c’era e, attraversati da brividi di paura (quella che guasta la festa), alzandoci volgemmo lo sguardo verso la sommità dell’argine e li vedemmo. C’erano tutti, o quasi: padri o mamme, nonni o zii, fratelli maggiori e parenti vari erano là che si sbracciavano, che ci chiamavano, con i visi rossi per l’affanno della corsa e del timore, esagitati e arrabbiati. Quella piccola folla era ferma sulla riva e tutti gesticolavano e urlavano verso di noi che a nostra volta eravamo rimasti pietrificati dalla sorpresa e non sapevamo cosa fare: se andare da loro, come ci stavano ordinando o guadagnare a nuoto l’altra riva del fiume per cercare di sfuggire a ciò che ci sarebbe toccato . Il peggio fu assistere, nei brevi ma intensi attimi successivi alla sorpresa, alla trasformazione dei genitori ansiosi ed angosciati, in individui brutali e violenti dopo aver costatato lo scampato pericolo dei loro incoscienti pargoli. Tutti tornammo dal fiume, accompagnati dai rimproveri urlati e accompagnati dalle sberle dei rispettivi accompagnatori che, non contenti di quanto ci stavano elargendo durante il tragitto verso il paese, ci promettevano per l’arrivo a casa, cioè quando avrebbero avuto più tempo e più mani libere, una memorabile lezione e, in effetti, fu così. Dopo le dolci onde del fiume, il diluvio di brucianti sculaccioni, a chi più, a chi meno ma senza grandi differenze, tutti ricevemmo la nostra razione da ciascun componente della famiglia: nel rispetto della democrazia e della pari opportunità. Per quanto mi riguarda n’ebbi una bella razione vivendo con i nonni, genitori e un paio di fratelli più grandi. Non mi fu di consolazione il sapere che tra i compagni di sventura, c’era chi aveva famiglie ben più numerose, solo il ricordo di quelle fresche acque che ancora mi portavo dentro sembrava, in parte, lenire il bruciante dolore che soffrivo al mio fondoschiena. La avevamo combinata talmente grossa che, oltre alle botte, seguirono giornate di castigo caratterizzate da forti restrizioni della libertà di movimento, nonché da controlli strettissimi, ci fu riservato un trattamento persecutorio che ci tolse serenità e ci accompagnò fino alla fine dell’estate, Però, in fondo, eravamo convinti che ne fosse valsa la penA; che avventura indimenticabile avevamo vissuto in quel caldo agosto, ancora adesso quando ci ripenso riesco a ricordare e a riprovare quelle sensazioni sulla pelle. il caldo soffocante nell’afa di quell’agosto, la freschezza dell’acqua del fiume, e il bruciore delle botte prese.

09 febbraio 2009

Quello che so di te



Non so in quale mondo ti trovi
se rivolgi il tuo sguardo a quel sole
che oggi brilla più chiaro nell’alba
di un mattino che ora è anche il mio.

Non so per chi hai pianto di notte
chi hai amato,voluto, respinto.
Fra la gente che ha udito il tuo riso
argentino come ora è anche il mio.

Non so chi ricorda il tuo nome
o desidera vederti ogni istante,
come immagini sia il tuo cammino
nel futuro che ora è anche il mio.

Mi piace pensarti felice.
Una lucciola in una notte d’estate.
Un gabbiano che insegue una nuvola.
Un respiro che sento anche mio.

Non so nulla, nemmeno il tuo nome
o il tuo volto, la voce, il tuo passo.
II tuo coraggio lo riconosco dal cuore
che mi hai donato, e che ora è anche mio.





vincitrice del Concorso A.I.T.F., pubblicata sul sito: donagliorgani.it

Galani



Par quatro che magna

1/2 chilo de farina

70 gr. de butiro

1 sculiero de zùcaro

2 ovi

1 pizegheto de sale



Se fa cussì:

1.Ronpare i ovi e tegnere da na parte la balota (el rosso) e da staltra la ciara.

2.Sbàtare la ciara "a neve" dura.

3.So nantra terina montare le balote col zùcaro, po' zontarghe prima la ciara za montà e po', on fià par volta, la farina.

4.Bagnare con on fià de aqua se serve par far deventare pì mòrbio l'inpasto.

5.Inpastare fin che la pasta no se taca pì ale man.

6.Spartire in oto parte la balota del'inpasto.

7.Destirare co la mescola ogni una de ste oto balete fasendole deventare come on foglio, no massa fin.

8.Ciapare on sfojo, inburarlo sol dessora e pozarghe dessora on secondo sfojo.

9.Inburare anca el secondo, po' montarghe dessora el terzo, e cussì fin al'ultimo. Questo no bisogna inburarlo!

10.Oncora co la mescola destirare sto "pacheto" de sfoji fin a farlo deventare on sfojo solo, largo e fin, el pì che se pole.

11.Co la roeleta da dolzi, tajare dele striche larghe do dea e longhe quatro.

12.Butare sti nastri (galani, come che se dise in venezian) so l'ojo bolente e frizare fin ch'i ciapa colore. Se i xe sta inpastà ben, vegnarà fora tute bole de aria.

13.Cavàre e sugare so carta che assorba e po' spolvarare co zùcaro a velo.

Succedeva e, forse, ancora succede ?!


Carissima disinnescatrice,
non essendo passato tanto tempo dall'ultima volta che ho avuto bisogno del tuo intervento risolutore e, ti assicuro, che ho apprezzato, ho ben pensato di scriverti.
Vorrei innanzitutto dirti che, in questi ultimi giorni, si sono succeduti fatti nuovi e abbastanza importanti per singolarità,tali da alterare considerevolmente la routine quotidiana nei fatti e nei pensieri.
La nuova più eclatante che ha sconvolto animi e ambizioni, è stata la improvvisa comparsa di nuovi profili anticipanti nuovi nomi pretendenti al massimo soglio della ricambistica umana.
Materializzandosi da un nulla patologico provenienti da direzioni sconosciute o poco note ma al tempo stesso portandosi appresso voluminose esperienze attendistiche e vantando priorità indiscutibili si sono apprressi allo sportello superando, e scalzando posizioni che credevo ,credevamo,credevano inattaccabili.
Tant'è che ogni teoria o pratica precedente e pregressa pare s'involi dalla inamovibile certezza verso la più discussa precarietà.
Pertanto a tal seguito ci resta , una volta sgrondato di tutto il decorativo superfluo, tale considerazione ,peraltro molto vicina al vero che:
-La parola baronale è parola leggera.
-Non dire equivale ad affermare.
Varrebbe. . . , pare . . . , il principio della caotica incertezza , l'affermazione del sistema accusatorio su quello inquisitorio e l'abrogazione di ogni fase dibattimantale.
Mi sovviene pertanto , d'affermare che, sotto l'accademica stola, traspare la battuta guitta che trasforma il luogo di scienza in opera buffa.

19 gennaio 2009

Sùgoli da inverno



Par quatro che magna

2 carote

2 zeole

2 ganbe de sèlino, co foje e tuto

3 eti de fasoi borloti sichi

2 patate

3-4 coste de biéta

1/4 de na verza

2 zucoliti

2 spighi de ajo

Farina zala da polenta

Oio stravergine de oliva

Sale e pévaro

Formajo grana gratà

Se fa cussì:

1.Co l'ajo e 1 zeola fare on bel desfrito, po' cavàre l'ajo

2.Tajare a tochiti tute le altre verdure e butarle in pignata, co tanta aqua, come par fare el menestron, e assare cusinare par ben;

3.A fine cotura passare tuto col passaverdure. Ga da restare on brodo bastanza liquido! Al caso zontarghe aqua;

4.Metare el brodo sol fogo e far bòjare justare de sale e pévaro e po' butarghe, on fià par volta, la farina (come par fare la polenta). Se mete quanta farina che serve in modo che ala fine vegna fora na polentina tènara-tènara, da magnare col sculièro;

5.Cusinare par almanco meza ora, smissiando senpre, senò se taca tuto!!!

6.Servire caldo de bojo, versando on filo de ojo stravergine de oliva e infromajando par ben;

7.El colore dipende dale verdure che se mete (a volte no le se cata tute). El xe on piato da inverno fredo, che se gusta mejo se fora nèvega.