
Si Aggirava allora per il paese, una banda di ragazzini terribili, che era vista come la tempesta per i frutteti, e andava famosa per il fatto che non si cimentava più di tanto sui soliti giochi che facevano tutti gli altri bambini, ma per inventarsi e trovare sempre modi nuovi per divertirsi uscendo molto spesso dai confini del normale. Proprio in quel periodo avevano scoperto un nuovo modo per riempire le giornate, una nuova e interessante attività nella quale stavano impegnando tutto il loro tempo libero dalla scuola, dando il massimo di se stessi: il tiro con la cerbottana. Grazie ad un programma di documentari visti in televisione, sugli usi e costumi di certe popolazioni indigene delle foreste tropicali, avevano potuto scoprire l'uso che quelle facevano della cerbottana per cacciare, e la cosa aveva creato in loro non poco interesse. Trovate delle canne di plastica che si adattavano bene allo scopo, di quelle che già allora usavano gli elettricisti per infilarci i cavi degli impianti elettrici delle case, le tagliarono della lunghezza più appropriata dopo vari studi e non pochi tentativi, in modo da poter ottenere allo stesso tempo potenza e precisione sia nei tiri corti quanto in quelli lunghi. I proiettili, da fare partire soffiando in modo appropriato da un’estremità della canna, erano confezionati arrotolando su se stesse, delle strisce di carta ritagliate dai giornali, avevano talmente affinato le varie tecniche per la pratica dell'uso del tiro con cerbottana, da essere considerati veri esperti. I giovinastri, quando erano liberi dagli impegni scolastici andavano in giro con le loro armi, primitive si! ma che avevano elaborato e modernizzato in varie forme, ad esempio a canne multiple fissate attorno ad un corto pezzo di legno sagomato per tiri a ripetizione in rapida sequenza, oppure un'unica canna lunga fissata su di un'assicella con tanto di mirino regolabile per tiri precisi a lunghissima gittata I proiettili furono oggetto di studi ancor più approfonditi, si arrivò a confezionarli con materiali di diverso spessore e consistenza a secondo dell'uso specifico nonché per la stabilità della traiettoria o la consistenza del bersaglio; si andava dalla di carta di quaderno o giornale o rivista patinata fino alla carta oleata (quella usata dai bottegai per intenderci) o la stagnola. Alla fine quella masnada di piccoli lanzichenecchi avevano raggiunto un livello nell'uso della cerbottana decisamente alto e invidiabile, ed erano diventati talmente bravi e precisi tanto da sfidarsi continuamente cercando bersagli sempre più difficili. Si sa, per chi si considera un buon tiratore il bersaglio più ambito è quello in movimento, per questo quelli erano continuamente in perlustrazione alla ricerca d’uccellini sui rami o ranocchi e rospi negli stagni, oppure lucertole e ramarri tra i solchi dei campi, ed erano continue sfide durante le quali si sentivano protagonisti di battute di caccia. Fu in un giorno di autunno, forse ottobre o novembre, tant'è che già cominciavano a calare le prime nebbie, quando durante una delle tante battute arrivarono nei paraggi del podere della signora Elide e camminando arma al fianco sempre pronta, rasentando la recinzione la loro attenzione fu attirata da ciò che ci stava dentro. Appena fuori dell'abitato e a poche decine di metri dalle ultime case c'era ciò che rimaneva di un gran podere, ma che negli anni del dopoguerra a poco a poco si era ridotto solo alla grande casa con aia, e ad un po’ di terreno attorno. La ricostruzione del paese prima, e la nascita di fabbriche ed industrie poi avevano fatto sì che nel paese ci fosse sempre più bisogno di case e d’alloggi, così una fetta oggi, una fetta domani i proprietari del podere avevano tagliato e venduto gran parte dei terreni a chi voleva costruire edifici. Dei proprietari alla fine erano rimaste solo due donne, madre vedova e figlia da sposare ed erano anche le ultime persone rimaste ad abitare quella gran casa, dove un tempo vivevano abitavano e lavoravano parecchie famiglie di contadini. Oggi dove allora si ottenevano grandi raccolti dai seminativi e dai frutteti, restavano pochi ritagli di terra coltivati direttamente dalle due donne che ne ricavavano verdure e ortaggi vari, queste erano La signora Elide e la figlia Bianca che vendevano i loro prodotti per poter provvedere alle necessità quotidiane, inoltre, come in tutte le case di campagna che si rispettino, c'era attorno anche a quella un numero imprecisato fra galline ed altri volatili da cortile che scorrazzavano liberi e ben nutriti perché anch'essi allevati per essere poi venduti. Non c'è niente da dire, erano proprio delle belle galline quelle della signora Elide, le tirava su a granoturco ed erano molto ricercate dalle massaie, mettere in tavola un pollo di quelli era una garanzia di successo. Le galline vagavano libere dovunque, tanto la proprietà era recintata da un’alta rete metallica, però il pollame prediligeva stazionare nei freschi prati ombreggiati sotto agli alti salici dietro la casa, e fu in quel punto che li videro in quel pomeriggio, e per tutti loro fu un unico pensiero, come un lampo: non vedevano le galline della Signora Elide, ma le ambite prede di una battuta di caccia grossa. Viste da quella distanza con la luce di un pallido sole autunnale velato da una foschia polverosa che pareva di vedere tutte le cose dietro una lente, quelle galline sembravano grandi fiere degne della savana africana, e loro lì immobili a guardarle ammirati stringendo tra le mani le cerbottane, ed estasiati, con lo stesso sguardo che sicuramente ebbe Heminghwai la prima volta che guardò un branco di elefanti dietro il mirino della sua carabina, durante un safari nelle sue "verdi colline d'africa". Capirono allora che era arrivato il momento in cui fare il salto di qualità, se volevano essere indiscutibilmente i migliori, dovevano essere in grado di affrontare le prove più Con gran competenza strategica, si divisero in due gruppi e, con lenti e silenziosi ma calcolati movimenti, raggiunsero quelle che avevano individuato come le due posizioni chiave per raggiungere il massimo del risultato. Quando furono appostati caricarono le canne con i proiettili da caccia grossa e cioè quelli fatti con la carta oleata da pizzaiolo (di grande stabilità balistica e forza d'urto) e quelli con la carta stagnola (micidiali e devastanti nei tiri tesi), consapevoli del fatto che per scagliarli con la potenza necessaria alla distanza che li divideva dai bersagli, dovevano prodursi in un grande sforzo: sì ! li aspettava una dura prova, ma loro erano decisi e determinati a superarla. Il branco intanto, ignaro di ciò cui stava andando incontro, procedeva verso la porzione di prato in cui la delimitazione della rete formava un angolo retto, ancora poco e le belve da cortile si sarebbero trovate al centro dei tiri incrociati dei due gruppetti appostati e immobili. Uno sguardo, un gesto e in un istante si scatenò un inferno, simultaneamente otto bocche soffiarono tutto il fiato che avevano nelle cerbottane, facendo partire i micidiali proiettili che raggiunsero, cogliendole di sorpresa, le malcapitate galline. I cacciatori continuavano con movimenti febbrili a ricaricare e soffiare nelle cerbottane, mentre il branco polli riavutosi dalla sorpresa cominciò a correre ad ali spiegate cercando di portarsi lontano dal pericolo sbandandosi in varie direzioni, alcuni di loro visibilmente in difficoltà nei movimenti perché colpiti, altri stramazzavano inesorabilmente al suolo freddati dai proiettili. A quel punto il gruppo degli assalitori, sia perché stavano esaurendo le munizioni, che per non farsi trovare in flagrante dall'Elide che sicuramente sarebbe arrivata attirata dal gran baccano fatto galline, si ritirò com’era stato previsto dal piano, prendendo per i campi che già erano avvolti dalla nebbia e scomparirono definitivamente. L'Elide effettivamente sorpresa dallo schiamazzare dei polli e vedendoli correre si preoccupò e girò dietro casa per andare a vedere cosa fosse successo, e quando nella nebbia cominciò a distinguere le galline immobili a terra o che si muovevano a fatica, capì che quella era opera un cane randagio e affamato che, trovato il modo di superare la recinzione, aveva fatto quel disastro e se n’era scappato al suo arrivo. Nei giorni successivi giravano per il paese voci e chiacchiere relative all'accaduto, note di cronaca degne di non grande interesse, una: era la storia che la signora Elide andava raccontando a tutti della sortita di un cane randagio nel suo pollaio, e del fatto che non si spiegava però, come mai i polli, morti o feriti, non avevano addosso i segni lasciati dai denti dell’animale, ma da coni di carta stagnola più o meno lunghi. L'altra era che quella banda di scavezzacolli non gironzolava più attorno al paese con quelle canne in mano, anzi quelle pesti apparivano stranamente calmi e avevano tutta l’aria tranquilla e soddisfatta di chi sta gustando il riposo dopo aver raggiunto, da vincitore, il traguardo.
1 commento:
ma questi bambini forse erano pochissimi,voglio sperare, che se oggi a scuola c'è ne è solo uno così ,i maestri si licenziano,gli assistenti sociali lo tolgono ai genitori,gli psichiatri in chachemire lo trasformano in vittima o carnafice, il tribunale dei minori lo dà affidamento a una comunità per recuperarlo(da cosa?bò!)e se continua :tutti in tribunale (e sui telegiornali) poi tutti a "porta a porta".
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