13 settembre 2009

Virus A (affari d'oro)

Forse, alla fine, la pandemia non ci sarà. Forse, il vaccino arriverà troppo tardi. Ma i soldi, nelle casse di Big Pharma, chiamata in fretta e furia a preparare l’antidoto, stanno già entrando a fiumi. È un business da 10 miliardi di dollari: la paura non conosce recessione. Anche se ogni singola dose di vaccino è destinata a costare una decina di euro, infatti, è il volume delle vendite a fare massa. Una delle maggiori banche d’investimento mondiali, J. P. Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi. Per un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. E la lista è destinata ad allungarsi. J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro. Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino. A spartirsi questo imponente business dell’influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell’industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l’influenza, l’ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari. Di contro, senza i grandi nomi dell’industria farmaceutica, probabilmente, non ci sarebbero né le medicine, né la speranza del vaccino. Cinque anni fa, nell’inverno 2004-2005, negli Usa non si riuscì a mettere insieme le dosi previste di vaccino contro l’influenza ordinaria, prodotte da due aziende relativamente piccole: Aventis Pasteur e Chiron. In effetti, Big Pharma si teneva per lo più lontana da un settore che appariva poco promettente: nel 2004 le vendite complessive di vaccini in generale - non solo per l’influenza - raggiungevano appena gli 8 miliardi di dollari, meno degli incassi di un singolo farmaco fra i più diffusi. Poi, alcune aziende hanno scoperto che, con i vaccini, si possono far soldi. La Wyeth con un vaccino contro lo pneumococco (84 dollari a dose). La Merck con uno contro il papilloma (130 dollari a dose). Big Pharma ha scoperto il settore: Novartis ha comprato Chiron, Sanofi ha preso Aventis Pasteur, Astra Zeneca Medimmune, Glaxo ID Biomedical, ancora Sanofi la Acambis, Pfizer ha assorbito Wyeth. Senza questa concentrazione di mezzi e di ricerca, dicono gli uomini delle grandi aziende, non ci sarebbero oggi le risorse industriali per una risposta rapida all’emergenza pandemia. Nonostante questo spiegamento di forze, peraltro, il vaccino, anche se prenotato, è ancora un punto interrogativo. Gli scienziati della Novartis hanno fatto sapere che, nei test di laboratorio sul virus della suina, riescono a produrre solo il 30-50 per cento dell’antigene (l’antigene è l’elemento attivo del vaccino) che normalmente si ottiene per il virus dell’influenza ordinaria. Più antigene si crea, più dosi si possono produrre. Inoltre, il processo di fabbricazione è ancora lungo: una volta isolato il virus in laboratorio, le milioni di dosi di vaccino vanno coltivate in altrettanti milioni di uova di gallina, per un periodo di 4-6 mesi.È per questo che non si sa ancora con sicurezza quando il vaccino prenotato sarà effettivamente disponibile. Esiste un metodo più rapido: la produzione del vaccino direttamente su una cultura di cellule. È una procedura già usata per altri vaccini, ma ancora non autorizzata per l’influenza. L’emergenza pandemia potrebbe costringere a bruciare i tempi.

Da un articolo pubblicato a luglio su REPUBBLICA

06 settembre 2009

Calamari col pien de carciofi



Par quatro che magna

Tri carciofi bei frischi e grossoti;
1 zeola;
8 calamari
2 ciope de pan vecio
1 ovo intiero
late
vin bianco seco
2 eti de fave fresche
ojo stravergine de oliva
1 bussoloto de polpa de pomodoro
sale e pévaro

Se fa cussì:

Pareciare tri carciofi cavàndoghe le foje dure e la parte de sora;

Fare on desfrito co meza zeola, butarghe drento i carciofi tridà e cusinarli, bagnando co on fià de vin bianco; zontarghe insieme el resto del calamaro (zate, testa, ec.) tridà fin e justare de sale-pévaro;

Mètare a moja sol late do ciope de pan vecio e assarlo supare, po’ strucarlo par ben, che’l vegna squasi suto e fare on paston zontandoghe i carciofi e uno o du ovi intieri e justare de sale;

Inpenire on par de bei calamari par persona, mètarli so na tecia da forno co on fià de ojo e cusinarli a 180 gradi;

Intanto fare on conposto co staltra meza zeola fetà no massa fina, polpa de pomodoro e fave fresche, faséndolo sugare so na tecia co on fià de ojo. Al posto dele fave va ben anca dele olive verde senza osso;

A metà cotura (dopo na vintena de minuti) co ‘sta salsa, cuèrzare i calamari e assarli in forno fin ala fine;

Magnare caldo de bojo.

01 luglio 2009

Fagoto de piton


Par oto che magna

On peto de piton de 2 chili, intiero

2 fete de sopressa co l'ajo, grosse 1/2 zm.

2 fete de speck grosse 1/2 zm.

2,5 eti de ricota

5 fete de panzeta

1 zeola

1 carota

1 sculiero de erbete miste secà (osmarin, salvia, timo,ec.)

sale

3 sculieri de ojo stravergine de oliva

1 goto de vin bianco seco

spago da cusina

Se fa cussì:

1. Tajare el peto de piton in modo da fare na specie de bisteca unica;

2. Masenare tuto insieme la sopressa, el speck e na feta de panzeta: fare on paston de sta roba smissiando ben co la ricota;

3. Destirare la bistecona de piton, salarla e spolvararla co na parte dele erbete;

4. Metarghe dessora el paston, assando tuto torno on paro de zm. de bordo;

5. Inpiegare a metà la feta e cusirla tuto torno col spago da cusina (inzegneve par l'ago, ma i ghe ne vende de fati aposta...);

6. Fissare do fete de panzeta par parte, jutandove co d'i stecadenti;

7. Spolvarare ben de sale e col resto dele erbete da tute do le parte el fagoto;

8. Tajare a tochi grossolani la zeola e la carota e metarle so na tecia da forno co l'ojo;

9. Fare rosolare a fogo vivo da tute do le parte el fagoto;

10. Metare in forno a 180° e cusinare ben, dopo verghe butà so la tecia el vin bianco. Ricordeve de girare ogni tanto el fagoto parché el ciapa colore da tute do le parte;

11. 2 ore e meza dovaria bastare, ma regoleve dal colore e ste 'tenti che no se brusa la panzeta (bagnare col pocio);

12. A cotura finia, cavàre dal forno e assare rafredare on poco e tajare fete de 1 zm. de spessore;

13. Intanto zontarghe on goto de brodo de dado al fondo de cotura e darghe on bojo zontandoghe 2 sculiarini de farina: basta du minuti;

14. Frulare tuto el pocio, che'l servirà par butarlo caldo de bojo so le fete del fagoto servie sol piato;

15. Sa ghi par le man del bon vin Raboso, la festa xe fata.

04 giugno 2009

Sono stato ad Amsterdam

Sono stato, durante la mia vacanza in Olanda, un giorno intero ad Amsterdam nel crogiolo di razze,di odori e di colori. Ma il centro di Amsterdam non è solo Piazza Dam! Tutto intorno si estende una complessa ragnatela di vie ricche di centri commerciali e storia, mettendo contrapposizione antico e moderno ai suoi estremi (simboleggiati dall'Amsterdams Historisch Museum e dal Quartiere a Luci Rosse). Piazza Dam è attraversata dalla Damrak, strada che conduce alla Stazione Centrale e che ospita anche il Sex Museum (siamo d'altronde vicini al famoso Quartiere a Luci Rosse) e l'edificio della Borsa di Amsterdam, il Beurs Van Berlage. La Damrk fiorisce inoltre di vita sia di giorno che di notte, grazie ad un'alta concentrazione di ristoranti, bar e negozi ed alla presenza, proprio all'angolo con Piazza Dham, del centro commerciale Bijenkorf.Il prolungamento della Damrak oltre Plaza Dam prende il nome di Rokin, la cui attrazione principale, oltre ai soliti negozi, bar e ristoranti, è sicuramente la possibilità di assistere al taglio dei diamanti presso l'Amsterdam Diamond Center. Seguendo la Rokin ci si imbatte poi nella Munttoren in Muntplain, che costituisce i resti di ciò che nel Medioevo erano le mura della città. Altre vie assolutamente da visitare nelle vicinanze sono sicuramente Damstraat, ennesima via in cui negozi, coffeeshops e ristoranti la fanno da padroni, e la Nes, parallela alla Rokin per i suoi numerosi teatri.

Davanti e dietro Piazza Dam: Nieuwendijk e Nieuwezijds Voorburgwal. Guardando di fronte il Palazzo Regale, a destra comincia Nieuwendijk, stradina ricca di coffeeshop, bar, ristoranti e negozi di souvenir. Dalla parte opposta, dietro al Palazzo Reale, si trova invece Nieuwezijds Voorburgwal, via pullulante di locali notturni e nella quale si trova anche il centro commerciale Magna Plaza. Dall'altra parte, a sinistra del Palazzo Regale (guardandolo di fronte) comincia Kalverstaat, via ricca di negozi (compreso il centro commerciale Kalvertoren) e per questo particolarmente adatta per gli amanti dello shopping. In Kalverstat si trova però anche il Museo Storico di Amsterdam, l'Amsterdams Historisch Museum che, situato nell'ex convento di St. Luciene , illustra attraverso una mostra permanente le varie epoche della crescita di Amsterdam. Proseguendo Kalverstaat ci si imbatte in piazzetta Spui (oltre la quale comunque Kaverstaat continua).Da piazza Spui si può accedere, attraversando la volta, al giardino Begijnhof, un parchetto racchiuso da antichi edifici che una volta erano le case delle béguine, donne celibi per scelta. Qui, al numero 34, si può ammirare la casa più vecchia di Amsterdam. Piazza Dam si trova molto vicina ad alcune delle più famose vie del sesso, che costituiscono il cosidetto Quartiere a Luci Rosse: tra queste, Spuistraat (che si trova dietro al Palazzo Reale) e Warmoestraat (dalla parte invece del Nationaal Monument), nelle quali si possono trovare anche smartshops e coffeshops.

03 giugno 2009

Masenete de la nona



Par quatro che magna

Masenete che da vive le ga on colore verdastro.

Aqua,aseo, sale, ajo, parsimbolo, pevare.

Nà zeola, nà carota (depende dai gusti).

El resto le tuto scrito pì vanti.




Se fa cussì:

1.Se buta na quantità justa (tante) de masenete VIVE* in aqua de bojo salà e co on fià de aseo, assàndole lì par diese minuti boni;

2.Cavarle e butare via le zate e tuto quelo che intriga;

3.Destacare el petorale dala sgussa (drento ala sgussa ghe xe el “coralo”, na polpa arancione);

4.Mètare tuto - sgusse col coralo e petorali - so na terina e conzare co ojo bon, sale e on pesteselo de ajo e parsìnbolo. Pévaro se ‘l piase

5.Del petorale se magna tuto, anca se ‘l scriza soto i denti; dela sgussa solo el coralo cavandolo co na forcheta;

6.Le xe bone mejo frede, magnà el dì dopo parché le ga da ciapare el gusto del pesto, e a tute le ore...

7.Le boche fine al posto del'aqua le fà on brodeto longo co na zeola, na carota e del sèlino, i cava tuto e po' i taca la cotura dele bestiole..


* chi che xe tènaro de cuore che'l magna pinza!

09 maggio 2009

Al via la corsa per la Giornata Nazionale della Donazione e Trapianto



5 Maggio 2009

Roma - L’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, insieme alle Associazioni e il Centro Nazionale Trapianti, hanno promosso la Giornata Nazionale Donazione e Trapianto per il 10 maggio 2009. Pronto il programma, ma già da oggi in tutta Italia sarà possibile assistere ad una serie di inizative ed eventi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica che proseguiranno per tutta la settimana, .

Regioni e Province Autonome, Enti Locali, Istituzioni sanitarie, Associazioni di volontariato si muoveranno insieme al motto di "un donatore moltiplica la vita" che è lo slogan della manifestazione. Il cuore dell’iniziativa sarà la manifestazione a Roma che chiamerà a raccolta anche i genitori di trapiantati e i loro figli, simbolo concreto della vita che può offrire la donazione dei propri organi in caso di decesso. Da Aosta a Messina il calendario delle attività legata all’evento è piuttosto ricco ed è consultabile sul sito www.trapianto-giornatanazionale.it. In moltissime località sarà possibile avere tutte le informazioni per poter manifestare la propria volontà in relazione alla donazione degli organi.

05 maggio 2009

Angina pectoris

Se qui c'è la metà del mio cuore, dottore,

l'altra metà sta in Cina

nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.

E poi ogni mattina, dottore,

ogni mattina all'alba

il mio cuore lo fucilano in Grecia.

E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno

quando gli ultimi passi si allontanano

dall'infermeria

il mio cuore se ne va, dottore,

se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.

E poi sono dieci anni, dottore,

che non ho niente in mano da offrire al mio popolo

niente altro che una mela

una mela rossa, il mio cuore.

E' per tutto questo, dottore,

e non per l'arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,

che ho quest'angina pectoris.

Guardo la notte attraverso le sbarre

e malgrado tutti questi muri

che mi pesano sul petto

il mio cuore batte con la stella più lontana.


Nazim Hikmet

Togliatti "Una dama della croce rossa"


Nel 1992, qualche anno dopo l'apertura degli Archivi di Mosca, lo storico Franco Andreucci, scopre una lettera scritta da Palmiro Togliatti (alias "Ercoli") il 15 febbraio 1943 a Vincenzo Bianco (allora funzionario del Komintern). Nella lettera, siddivisa in vari capitoli, Togliatti risponde alle varie questioni politiche sollevate dal Bianco. Al terzo capitolo (vedi pagine 7, 8 e 9) della lettera, dove Bianco evidentemente chiedeva a Togliatti di fare qualcosa per i tanti prigionieri italiani nei Gulag russi, la risposta di Togliatti è agghiacciante:
"...L'altra questione sulla quale sono in disaccordo con te, è quella del trattamento dei prigionieri. Non sono per niente feroce, come tu sai. Sono umanitario quanto te, o quanto può esserlo una dama della Croce Rossa. La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso la Unione Sovietica, è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi e ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantista del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il milgiore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popola la convinzione che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l'avvenire d'Italia...".


Alla data del 15 febbraio 1943, si presume che i prigionieri dell'ARMIR in Russia erano ancora circa 50.000. Togliatti, forse poteva far poco, ma la risposta che diede a Bianco non lascia dubbi, non volle neanche tentare di far quel poco, altro che "dama di Croce Rossa"!. E questo è gravissimo. La pubblicazione di questa lettera, provocò immediatamente largo (e giusto) sdegno, anche perché la maggior parte delle famiglie in lutto per i loro cari, erano proprio contadini e operai, cioè coloro a cui Togliatti chiese a guerra finita, sostegno per la sua politica. Togliatti non tendendo la mano a quei poveri cristi in prigione, non puniva i fascisti, con il suo "migliore e più efficace degli antidoti.." puniva soprattutto ragazzi di 20-22 anni di campagna, obbligati ad andare in Russia, i volontari erano pochissimi e questo Togliatti lo sapeva...


Il 19 febbraio 2003, Rai Tre, in prima serata mandava in onda con il programma "Enigma", una serata dedicata a Togliatti. Riporto per intero quanto ebbe modo di scrivere il giorno dopo su "Il Giornale", Massimo Caprara:
Il terzo canale televisivo della Rai ha mandato ieri sera in onda, in prima serata, una puntata della trasmissione Enigma, dedicata a Togliatti. Essa costituisce un'iniziativa apprezzabile perché il leader comunista è in genere assai citato, ma poco studiato e approfondito. Si è trattato, innanzitutto, della famigerata lettera scritta di pugno da Togliatti nel 1943 e resa nota in Italia nel 1992, sulla dolorosa questione dei soldati italiani dell'Armir fatti prigionieri in Unione Sovietica. A suo tempo, la lettera provocò un giustificato clamore e fu oggetto di una revisione critica del testo. In effetti, la sostanza reale della lettera di Togliatti risultò, e risulta, in pratica confermata. Irrilevanti sono le varianti apportate nella seconda lettura e nella traduzione integrale. Il contesto fu indiscutibilmente quello di una inaudita violenza contro uomini inermi e non c'è dettaglio lessicale o formale che possa attenuarne la gravità. Togliatti-Ercoli si proclamava senza mezzi termini e con vari argomenti, insensibile alla strage dei prigionieri italiani, anzi sostenitore di una sorta di pedagogia punitiva nei confronti dell'Italia entrata in guerra.
Io stesso ho conosciuto Vincenzo Bianco, interlocutore della lettera a Togliatti, allora funzionario del Komintern, poi addetto alla commissione di Organizzazione delle Botteghe Oscure e all'Unità. Parlai molte volte con lui e non mi risultò mai che egli attenuasse la durezza del Kgb sovietico e della nomenklatura comunista italiana, in particolare di Togliatti, nei confronti dei soldati italiani. Del resto, va ricordata un'ulteriore sostanziosa realtà. Non si trattò infatti di fatti ambientali. La voluta persecuzione morale e ideologica si esercitò a carico dei prigionieri italiani con un altro mezzo, cioè con le Scuole di comunismo installate nei campi di concentramento. Nell'immediato dopoguerra, uno degli «insegnanti» di questi corsi di addottrinamento coatto, Edo, ossia Edoardo D'Onofrio, divenuto segretario della Federazione comunista di Roma, fu condannato con testimonianze inoppugnabili da un Tribunale italiano. I corsi finivano spesso con il trasferimento di prigionieri ribelli o indocili in campi di concentramento di maggiore asprezza e con spietate fucilazioni.
Vale la pena di aggiungere un commento sulla trasmissione. Essa ha ospitato in studio due autorevoli dirigenti per età e mandato dell'ex Pci e dell'attuale Ds. I due personaggi si sono dimostrati commentatori coscienziosi e testimoni informati, ma di parte. Se si esclude qualche controllata riflessione critica espressa dal solo Paolo Mieli, la figura di Togliatti è uscita dagli schermi della trasmissione come quella di un ordinario uomo politico, dalle forti motivazioni ideologiche e dalle sofferte, compassionevoli vicende personali. Questa non è l'autentica realtà, poiché ne è soltanto un'evasiva porzione. Togliatti-Ercoli, fu un testimone e partecipe del Terrore, sia nella Spagna del 1936 che nell'Unione Sovietica dello stalinismo. In una scheda di un antifascista italiano, di cui il Kgb proponeva negli anni Trenta la deportazione in un gulag di efferata crudezza, Ercoli appone esplicitamente la sua firma convinta e il suo benestare. Da parte dei due rappresentanti comunisti è mancato qualsiasi sincero moto di condanna sorgente dall'animo. E' stata omessa qualsiasi esecrazione, qualsiasi necessaria espressione di riprovazione pur sintetica, qualsiasi semplice osservazione dura, ma immancabile sull'uomo Togliatti. E' stata adottata un'accademica distanza che dovrebbe essere sostituita da una riprovazione più netta e appassionata. Non rivendico partecipazioni emotive. Manca nel ritratto televisivo del Togliatti politico il suo raggelante deserto di umanità.


Quando la lettera venne ritrovata, lo stesso Occhetto, allora massimo dirigente del partito, ne fu esterefatto poi, venne fuori (dal PCI) che la lettera era una patacca usata per denigrare il partito, alla fine fu chiaro che non era così. La posizione dell'Associazione Gramsci, (nel 2003/04) anch'essa erede di quel partito, difendeva la posizione di Togliatti, dicendo che il segretario del PCI, scrisse in quel modo, perché quasi costretto, controllato dalla polizia staliniana non poteva muoversi (e scrivere) come avrebbe voluto.

01 maggio 2009

festa dei lavoratori

La Festa dei lavoratori è una festività celebrata il 1º maggio di ogni anno che intende ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte.

Più precisamente, con essa si intende ricordare le battaglie operaie volte alla conquista di un diritto ben preciso: l'orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1866 nell'Illinois (USA)[senza fonte]. La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa.

L'origine della festa risale ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro (Knights of Labor, associazione fondata nel 1869) a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all' Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialisti ed anarchici - suggerirono come data della festività il primo maggio.

Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime.

L'allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questo episodio.

La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.

Torta de bròcolo


Par quatro che magna ...do volte

1 bròcolo da 1 chilo

1 zeola rossa

3 eti de fromajo tipo Fontina o Asiago

2 eti de olive grosse, senza osso, mejo de quele more roa greca

1 goto de vin rosso

grana o pecorino gratà

4 sculieri de oio stravergine de oliva

sale e pévaro


se fa cussì:

1.Quando che se neta el bròcolo, tegnere le foje esterne

2.Tajare a tochi gorssi el bròcolo e po' farlo a fete de manco de 1 zentìmetro

3.Tajare a fete precise anca la zeola

4.So na tecia alta e larga, métare on sculiero de oio e inquerciare el fondo co le foje del bròcolo

5.Métare zo le fete de bròcolo una tacà a staltra, senza assare busi

6.Dessora métarghe arquante dele fete de zeola, po' le olive tajà a metà, el fromajo tajà a cubiti e spanpanare el grana (o pecorino, mejo...) e on fià de sale e pévaro

7.Da nuovo on strato de bròcoli e po' staltra roba come prima. Se ghe ne xe oncora, finire co un strato de bròcoli

8.Butarghe par sora el resto del'oio e el goto de vin

9.Inquerciare co on quercio pi picolo e métarghe dessora on peso, po' sarare col so quercio justo

10.Assare sol fogo par tri quarti de ora, a lento assè...

11.Spartire da boni fradei a fete la torta che vien fora ala fine

03 aprile 2009

Potrebbe essere la soluzione . . .

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.
Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.
Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.
Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo.

Woody Allen

Il più bello dei mari


Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

che vorrei dirti di più bello

non te l'ho ancora detto.



Nazim Hikmet (Salonicco 1902-Mosca 1963)

02 aprile 2009

Schìzzoto


Par na bela fameja

1 chilo de farina; metà "00" e metà de "grano duro"

2 bustine de lievito de bira in pólvare (grani)

4 sculieri de struto o anca del lardo

1 goto de late tiepido (150 grami)

2 sculiarini de sale

4 sculiarini de zùcaro

aqua, 400 grami (se pole aumentare el late, ma in tuto ga da vegnere 550 grami de liquido...)

Se fa cussì:

1.So na bela terina, metare la farina “ a fontanela”

2.Butarghe drento el lievito, el zùcaro, el sale, e el late;

3.Smissiare tuto zontandoghe l'aqua e l'struto: l'inpasto ga da èssare mòrbio, né suto né mojo (!)

4.Inpastare de bona oja so la tola par vinti-trenta minuti, fin che l’inpasto diventa muisin, lissio;

5.Fare na bala, métarla so la terina, farghe on tajo a crose sol dessora e incuerciarla; assarla lievitare par 1 ora al caldin.

6.La ga da cressare squasi el dupio! Inpastarla da nuovo par 10 minuti, po’ destirarla in forma tonda (o quadrata o rettangolare o triangolare o a trapezio) che la resta alta on paro de zentimetri.

7.Farghe dele incision dessora, a rete, e sbusolare co la forchetta;

8.Métarla in forno za caldo a 190 gradi e assarla par 20 minuti ( la ga da indorarse dessora e no brusarse soto).

31 marzo 2009

Da strappare il cuore


Un giovane, un bel giovane, stava in mezzo a una piazza gremita di persone e diceva di avere il cuore più bello del mondo. Tutti quanti glielo ammiravano, era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Tutte quelle persone concordavano nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano più il giovane si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse : "Beh, a dire il vero... il tuo cuore è molto meno bello del mio."
Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti; Ha!, quel cuore batteva forte, era potente ma era ricoperto di cicatrici.
C'erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto ed era anche pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse il più bello. Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Stai scherzando !", disse. "Confronta il tuo cuore col mio, il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime." "E' vero !", ammise il vecchio.
"Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai cambio col mio. Vedi, nel mio ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore, alla quale ho dato un pezzo del mio cuore, e spesso, ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma certo ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato, ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto e questo ti spiega le voragini.
Amare è rischioso ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato anche per queste persone... e chissà ? Forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi adesso che cosa sia il vero amore ?"
Il giovane era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto. Allora prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che gli tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi ne prese un pezzo rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse:
Se il musicista dicesse che non è la nota musicale che fa la musica...non ci sarebbero le sinfonie….
Se lo scrittore dicesse che non è una parola che può fare uno scritto..non ci sarebbero i libri….
Se l'uomo dicesse che non è un gesto d'amore che può rendere felici e cambiare il destino...non ci sarebbero mai speranza né felicità per gli uomini.
Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore, che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più meraviglioso che mai, perché aveva scoperto dentro di sé un nuovo sentimento.

14 marzo 2009

Come donare organi e tessuti

La dichiarazione di volontà a donare organi e tessuti è regolamentata dalla legge n.91 del 1 aprile 1999 e dal decreto ministeriale dell'8 aprile 2000.L'art 4 della legge n. 91/99 introduce il principio del silenzio assenso, in base al quale a ogni cittadino maggiorenne viene chiesto di dichiarare la propria volontà sulla donazione dei propri organi e tessuti, dopo essere stato informato che la mancata dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla donazione.Tale principio non è tuttavia ancora in vigore. Per il momento la manifestazione della volontà è regolamentata dall'art. 23 della stessa legge (disposizioni transitorie) che introduce il principio del consenso o del dissenso esplicito.A tutti i cittadini viene data la possibilità (non l'obbligo) di esprimere la volontà in merito alla donazione dei propri organi.Attraverso la dichiarazione di volontà ogni singolo cittadino ha la possibilità di esprimersi liberamente, facendo in modo che, in caso di morte, la sua volontà non venga violata dalle decisioni altrui, sia che si tratti di una dichiarazione favorevole alla donazione che sfavorevole (si può anche decidere di lasciare per iscritto di non voler diventare un donatore). Attualmente le modalità per esprimere la volontà sono le seguenti: - la compilazione del tesserino blu del Ministero della Salute che deve essere conservato insieme ai documenti personali.- è possibile compilare on line la dichiarazione di volontà e stampare il proprio tesserino sul sito www.trapianti.ministerosalute.it- è possibile scaricare la Tessera di dichiarazione di volontà cliccando qui- la registrazione della propria volontà presso la ASL di riferimento o il medico di famiglia.una dichiarazione scritta che il cittadino porta con sé con i propri documenti. A questo proposito il decreto ministeriale 8 aprile 2000 ha stabilito che qualunque nota scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, è considerata valida ai fini della dichiarazione;l'atto olografo dell'AIDO o di una delle altre associazioni di settore.Quando la propria volontà viene registrata alla ASL, i dati vengono inseriti in un archivio del Centro Nazionale per i Trapianti che è collegato con i Centri interregionali. In caso di possibile donazione in un soggetto di cui venga accertata la morte, i medici rianimatori verificano se questi ha con sé la dichiarazione o ha registrato la volontà nell'archivio informatico. Se un cittadino non esprime la propria volontà, al momento attuale la legge prevede la possibilità per i familiari (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) di opporsi al prelievo durante il periodo di accertamento di morte.Pertanto è bene parlare anche con i propri familiari, poiché, in assenza di dichiarazione, essi vengono interpellati dai medici circa la volontà espressa in vita dal congiunto. Per i minori sono sempre i genitori a decidere. Se uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.Il cittadino può modificare la dichiarazione di volontà in qualsiasi momento. Sarà ritenuta valida, sempre, l'ultima dichiarazione prestata secondo le modalità previste. Riassumendo:in caso di morte possono verificarsi tre casi: 1. il cittadino ha espresso in vita la volontà positiva alla donazione, in questo caso i familiari non possono opporsi: donazione si. 2. il cittadino ha espresso volontà negativa alla donazione, in questo caso non c'è prelievo di organi: donazione no. 3. il cittadino non si è espresso, in questo caso il prelievo è consentito se i familiari non si oppongono: donazione si/no.

· Come donare midollo osseo e sangue del cordone ombelicale?

Chi fosse interessato a donare di midollo osseo deve rivolgersi alle strutture sanitarie che partecipano al programma nazionale "donazione di midollo osseo", le quali invieranno i dati dei potenziali donatori al Registro Nazionale Donatori di Midollo Osseo (IBMDR).

Per quanto riguarda il sangue cordonale invece le coppie potranno dare il proprio assenso alla donazione durante le visite prenatali.

In seguito prenderanno parte a un colloquio informativo dove verranno loro illustrate le modalità della donazione e raccolti i dati anamnestici (le informazioni riguardanti i precedenti patologici e fisiologici, personali ed ereditari), fondamentali per stabilire l'idoneità o meno della potenziale donatrice.

La mia religione approva la donazione di organi?

Uno degli interrogativi più frequenti posto durante i dibattiti sulla donazione degli organi è: ”La mia religione approva?”.

Ecco i punti di vista sull’argomento delle maggiori religioni.

AME & AMEZION (Metodisti Episcopali Africani)

La donazione di organi e tessuti è vista come un atto di amore per il prossimo e di carità. Inoltre tutti i membri sono incoraggiati a supportare la donazione come un utile modo per aiutare gli altri.

AMISH

Il trapianto è approvato qualora vi è una effettiva indicazione che la salute del ricevente potrebbe migliorare, ma rifiutato se i risultati sono discutibili.

ASSEMBLEA DI DIO

La Chiesa non ha al riguardo una politica ufficiale. La decisione di donare organi e tessuti è individuale. La donazione è fortemente supportata dalla propria denominazione.

AVVENTISTI

La donazione ed il trapianto sono fortemente incoraggiati. Gli avventisti, inoltre, posseggono vari ospedali che praticano.

BATTISTI

La donazione è incoraggiata come un atto di carità. La decisione viene lasciata all’individuo.

BUDDISTI

La donazione è una decisione che spetta alla coscienza individuale.

CATTOLICI

I trapianti sono accettati dal Vaticano e la donazione è incoraggiata come atto di carità.

CHIESA CRISTIANA (Discepoli di Cristo)

La Chiesa Cristiana non proibisce la donazione degli organi e dei tessuti. Ritiene che sia una scelta personale da fare con la famiglia e col personale medico.

CONFRATELLI

La conferenza annuale dei confratelli del 1993 scrisse una mozione sulla donazione degli organi e dei tessuti in supporto e ad incoraggiamento alla donazione. Venne scritto:”Abbiamo l’opportunità di aiutare gli altri e di mostrare l’amore di Cristo tramite la donazione degli organi e dei tessuti.”

EBREI

L’ebreo crede che, se è possibile donare un organo per salvare una vita umana, è doveroso farlo. Poiché restituire la vista è considerato come salvare la vita viene incluso anche il trapianto della cornea.

EPISCOPALI

La chiesa episcopale prese una decisione nel 1982 che rinvigoriva i benefici della donazione degli organi, del sangue e dei tessuti. Tutti i cristiani sono incoraggiati a diventare donatori di organi, sangue e tessuti “come parte della comunione con gli altri nel nome di Cristo che ha dato propria vita per donare agli uomini la vita eterna”.

EVANGELISTI CONSERVATORI INDIPENDENTI

Generalmente, gli evangelisti non si oppongono alla donazione degli organi e dei tessuti. Ogni chiesa è autonoma e lascia la decisione finale al singolo.

GRECI ORTODOSSI

Non c’è alcuna opposizione alle procedure che permettono la riabilitazione della salute, ma la donazione del proprio corpo per la sperimentazione o per la ricerca non è conforme alla tradizione.

INDUISTI

La donazione è una scelta personale.

LUTERANI

Nel 1984 la chiesa anglicana in America deliberò che la donazione contribuisce al benessere dell’umanità e deve essere “un’espressione dello spirito di sacrificio e dell’amore per il prossimo che si trova nel bisogno.” Si fa inoltre appello “ai membri di considerare la donazione degli organi dando disposizione alla famiglia ed ai propri legali e facendo uso di un tesserino da donatore”.

MENNONITE

Non c’è una determinata posizione in proposito, ma neanche una reale opposizione. La decisione spetta al singolo o alla famiglia.

METODISTI

La chiesa metodista riconosce i benefici di dare la vita tramite la donazione ed incoraggia tutti i cristiani a divenire donatori firmando e portando con sé on tesserino di riconoscimento.

MORMONI

Non si oppongono alla donazione. La decisione è un fatto personale da compiersi con la famiglia, il personale medico e la preghiera.

MUSSULMANI

La religione islamica crede fermamente nel principio di dover salvare la vita umana. Il donatore scrive in anticipo le proprie intenzioni cosicché gli organi non sono messi da parte ma trapiantati immediatamente.

Secondo un articolo di A. Sachedina “la maggior parte degli studenti delle principali scuole coraniche hanno invocato il principio di priorità del dover salvare vite umane ed hanno permesso il trapianto degli organi come necessità per arrivare a tale nobile fine”.

PENTECOSTALI

La decisione deve essere lasciata all’individuo.

PRESBITERIANI

I presbiteriani supportano ed incoraggiano la donazione rispettando, nello stesso tempo, il diritto di ogni persona per le decisioni che riguardano il proprio corpo.

PROTESTANTI

Incoraggiano e firmano per la donazione.

QUACCHERI

La donazione ed il trapianto sono scelte personali.

ROM

Gente appartenente a diversi gruppi etnici senza una vera e propria religione. Condividono le stesse tradizioni e le stesse credenze, tendendo ad essere contrari alla donazione degli organi e dei tessuti. La loro opposizione è dovuta alle loro credenze circa l’aldilà. La tradizione fa credere che, quasi per un anno dopo la morte, lo spirito ritorna sui propri passi ed il corpo deve, perciò, restare intatto perché l’anima mantiene la propria sembianza fisica.

SHINTOISTI

Un corpo morto è considerato impuro e pericoloso e quindi affatto potente. Secondo la credenza popolare violare un corpo morto è un grave crimine ed è quindi difficile ottenere dai familiari il consenso di espiantare gli organi del defunto.

TESTIMONI DI JEHOVAH

La donazione è materia della coscienza personale con la clausola che tutti gli organi ed i tessuti siano drenati del sangue.

UNIVERSALISTI UNITARI

La donazione ed il trapianto sono ardentemente sostenuti. Vedono in ciò un atto di amore e di completa donazione.

Possiamo così notare che, mentre ci possono essere variazioni nei punti di vista personali, è chiaro che le maggiori religioni del mondo PERMETTONO, INCORAGGIANO E SUPPORTANO i trapianti e la donazione degli organi.

Se si fa bene a donare?

Lei mi chiede se è una scelta giusta quella di donare gli organi? E come si può dubitarne?

Io la trovo una domanda assurda, cui la risposta non può che essere scontata.

Cosa c'è da dire: il fatto che un corpo senza vita possa ancora servire a dare la vita, io lo trovo una delle più appaganti conquiste dell'uomo. Deve essere una scelta volontaria, presa in piena autonomia, fatta da noi quando siamo in grado di decidere o da qualcuno altro in nostra vece, quando non lo siamo più. Mi pare ovvio, naturale, nell'ordine delle cose naturali.

Che cosa c'è da dire?

Per chi ha aspirazione all'immortalità, poi, può essere perfino una cosa meravigliosa.... Dare agli altri un cuore, sapere che può battere, che può continuare a battere nel petto di un altro è una conquista della scienza ma è soprattutto una grande prova di umanità, un grande fatto di civiltà."


Andrea Camilleri - scrittore

02 marzo 2009

Risoto de Revidui

Par quatro che magna

4 eti de risi (vialon nano);

na carota tajà a daditi;

na ganba de sèlino, taja come la carota;

1 spigo de ajo e 1/2 zeola tajà fina;

ojo stravergine de oliva;

3 eti fra figà de galina, durelo, cuore (i se ciama revidui, frattaglie in ‘talia)


Se fa cussì:

1.Fare on desfrito so l’ojo co la zeola e l’aio ( l’aio se cava e se buta via, dopo ), co le carote e el sèlino;

2.Tajare a daditi i revidui e butarli in tecia a cusinare, zontandoghe on fià de vin bianco e, man man, calche sculiero de brodo;

3.Zontarghe i risi e, dopo verli fati scotare du minuti “a seco”, butare man man del brodeto vegetale o de polastro fin a cotura finìa;

4.Prima de servire, zontarghe on bel pugneto de grana gratà, par maltecare par ben el risoto.