all'inizio del 2010 desidero ringraziarvi per tutte le e-mail che mi sono state inoltrate durante l'anno appena trascorso.
Ringrazio chi mi ha mandato la mail che parlava della cacca di topo nella colla delle buste, così adesso uso una spugnetta bagnata ogni volta che devo chiudere una lettera.
Ho terminato i miei risparmi perché ho mandato tutto alla ragazzina malata che sta per morire in ospedale per la 387.258° volta. Ma andrà meglio dopo che avrò ricevuto le 15.000 Sterline che Bill Gates e la Microsoft mi manderanno per partecipare al loro speciale programma di mail.
In alternativa, negozierò col cassiere capo della Banca di Nigeria che vuole dividere con me 7.000.000 di dollari dicendo di essere un lontano parente di un correntista che è morto senza lasciare testamento, accontentandosi di un mio contributo di soli 200 Euro.
Non mi preoccupo per me, perché ci sono 363.214 angeli che mi guardano le spalle ed ho imparato che le mie preghiere vengono ascoltate ed esaudite solo se inoltro le mail a sette amici ed esprimo un desiderio entro i successivi cinque minuti.
Non bevo più Coca Cola perché è in grado di rimuovere le macchie dalla tazza del cesso. Non faccio più benzina senza portare con me un amico che controlli che un serial killer non si nasconda sul sedile di dietro mentre riempio il serbatoio.
Non vado più ai centri commerciali perché qualcuno potrebbe drogarmi con un campione di profumo e derubarmi.
Non rispondo più al telefono perché qualcuno potrebbe chiedermi di digitare un numero e poi riceverei una bolletta telefonica con migliaia di chiamate in Jamaica, Uganda, Singapore e Uzbekistan.
Non posso neppure raccogliere la banconota da 5 euro che ho trovato per terra in parcheggio perché probabilmente è stata lasciata lì da un molestatore sessuale che aspetta dietro una macchina per abusare di me.
Se non mandate questa mail ad almeno 144.000 persone nei prossimi 70 minuti un enorme gabbiano con la diarrea vi cagherà in testa domani pomeriggio alle 17. 22.
Lo so per certo perché è già successo ad un amico di un vicino dell'ex suocera del secondo marito di mia cugina!!!!!!!!!!!!!!!!!
E.... a proposito: uno scienziato sud-Americano, dopo lunghi studi, ha scoperto che le persone con un basso quoziente di intelligenza e che non fanno abbastanza sesso leggono sempre le mail tenendo la mano sul mouse;Non prendetevi il disturbo di levare la mano adesso: è troppo tardi
Detto questo.... sarà un buon 2010 ?Ve lo auguro di cuore.
Caro Babbo Natale, ti scrivo per la prima volta e mi scuso per il ritardo, ma è che, nonostante non sia più un fanciullo o proprio per questo, ho sentito solo negli ultimi tempi questa necessità.
Pertanto ti scrivo, ma non per chiederti di ricordarti di me nella tua lista dei regali, bensì per scusarmi di non averti mai scritto prima e per cercare di giustificarmi.
Io, per l’età che ho, e di conseguenza per il tipo di educazione ricevuta, e le consuetudini che ancora resistono dai tempi dell’infanzia, non ho avuto il tempo necessario ed il modo giusto per stimarti quanto meriti.
Dalle mie parti, in fondo alla pianura, i bambini sono stati abituati ad aspettare con trepidazione l'arrivo della vecchia, in altre parole quello che per molti è solamente il giorno che chiude le festività tra la fine di ogni anno e l’inizio di quello nuovo, quello che per dirlacon il proverbio “se le porta tutte via”: l’Epifania.
Sebbene cominciasse ad affermarsi già da allora la schiera dei “Natalisti”, in pratica di coloro che facevano trovare, ai loro piccoli i doni e giochi nella Notte Santa, io sono cresciuto in una famiglia che ancora svezzava e cresceva i bambini a pappe e befana.
Andava forte la radicata tradizione dei regali portati dalla Befana e noi bambini di quei tempi, con tutto il rispetto per il Bambinello che portava l’amore nel mondo, tendevamo a prediligere la vecchia signora che portava giochi e dolciumi nelle nostre case.
"La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte..." Cominciava così la filastrocca dedicata alla Befana, e lei era, da sempre, presente nell’immaginazione di noi bambini con l’aspetto di una vecchietta curva e mal in arnese, ma ancora autoritaria e con un caratteraccio da mettere in soggezione anche i più discoli.
nelle nostre fantasie di bambini vedevamo la Befana come nelle immagini dei libri di favole o dai racconti degli adulti che descrivevano la vecchietta coperta di vecchi e logori abiti, mentre tirava un carretto colmo di pacchi, o cavalcando una scopa volante e con un gran sacco sulle spalle.
Un anziana signora che nonostante gli acciacchi e anche se già in età di pensione, non si arrendeva, continuava il suo lavoro con il piglio di sempre e non concedeva sconti.
Tutta di un pezzo non cedeva a scuse o giustificazioni; e così tutti gli anni ,anno dopo anno arrivava tra il cinque ed il sei gennaio, nel bel mezzo della notte, quando ogni bambino dormiva nel sonno più profondo.
Un’altra certezza era quella che non esistevano condizioni climatiche o di traffico tanto difficili da poter a fermare l’anziana nottambula, lei arrivava nelle case sempre e comunque, si faceva aprire con autorità poi, prese le dovute informazioni sul fanciullo ivi domiciliato, procedeva alla verifica.
Dalle storie che circolavano tra i ragazzini, si raccontava che, arrivata nella casa, cominciasse a sfogliare un enorme librone che si portava appresso, sul quale era annotato com’era stato il comportamento dell’infante durante l’anno appena trascorso;non si poteva sfuggire al giudizio della Befana, quella sapeva tutto e, secondo il suo insindacabile giudizio, avrebbe lasciato giochi e dolci, oppure carbone e castagne secche.
Così i bambini la sera del cinque gennaio d’ogni anno, al contrario di tutte le altre, andavano a letto senza fare storie dopo avere esposto in cucina, in bella vista, le loro calze che, come tradizione voleva, sarebbero servite alla Befana come punto di riferimento per le consegne.
In pratica e meno poeticamente di quanto raccontato, quella notte, verificato che i figli dormissero, entravano in azione i genitori che tiravano fuori i regali, ben nascosti fino a quel momento, e li deponevano vicino alle calzette.
Il mio ricordo indelebile è fissato nel momento dell'improvviso risveglio, provocato dal trambusto proveniente dalla cucina, che mi faceva scendere di scatto dal letto per correre verso ciò che immaginavo già.
Tra il sonno, l'emozione e il timore di trovare chi sa cosa e chi sa chi, mi affacciavo in cucina e c'erano ad accogliermi il babbo e la mamma, mi raccontavano che la Befana era arrivata e aveva chiesto di entrare poi, evase le pratiche burocratiche, aveva consegnato loro quei pacchi che facevano bella mostra tra le calze appese (tra i quali non mancavano mai alcuni simbolici e ammonitori pezzetti di carbone).
infine, prima di ripartire per il suo giro di consegne, aveva preteso un caffè, del quale ancora vi era traccia nella tazzina sul tavolo, poi se n’era andata facendo un gran baccano.
Anche se, crescendo, avevo capito che era quel romantico di mio padre ad organizzare quella farsa, mi è sempre piaciuto continuare a credere all'arrivo della vecchietta scorbutica e poco rispettosa del mio riposo, era la fiaba che ogni anno entrava nella realtà, un sogno che si ripeteva dolcissimo.
Caro Babbo Natale come vedi ho alle spalle delle esperienze e delle ragioni che spero possano giustificare questa mia minor affezione per te, rispetto a quella per la Signora Epifania e ti chiedo scusa se è da poco tempo che ho cominciato a rivalutare la tua imponente ma importante figura.
Ti posso assicurare che nel tempo, il succedersi dei Natali nella mia vita prima da figlio prima, poi da genitore, mi ha insegnato a voler bene alla tua rassicurante e bonaria presenza, a cercare di conoscerti meglio e stimarti di più, e poi sai com’è, tra uomini ci si capisce.
Spero tanto che tu non me ne voglia se continuo a riservare le mie attenzioni, prima, alla cara vecchietta e poi a te, ma credo che, oltre ad essere un grande vecchio, tu sia un gran signore, che può capire e condividere con me un po’ di galanteria verso una simpatica matura signora.
Con grande affetto ti saluto ricordandoti, come faccio sempre con la dolce cara Befana, di prestare attenzione nel tuo viaggio notturno della notte di Natale.
Questo nostro mondo, man mano che passano gli anni, diventa sempre più confuso e pericoloso e non vorrei che ti succedesse qualche cosa che possa, anche solo minimamente, intaccare la sicurezza dei bambini sulla tua costante presenza nelle loro notti di Natale.
Francesco ha preso ferie. Proprio quando aveva ripreso a lavorare con nuovo vigore e interesse e amore . Proprio quando pensava ogni giorno sempre di meno a cedere al riposo a fermarsi e lasciare , s'è improvvisamente ricreduto. Francesco non s'è tenuto stretto alle sue fatiche, ai suoi problemi, all'affanno di tutti i giorni. Credevo di averlo convinto a rinunciare a quell'idea assurda del poter o dover andarsene, e a rivalutare i lati positivi del faticare da mattina a sera, del dormir poco e male di notte. Francesco ci ha provato, poco alla volta, ma ci ha provato; prima contrariato, poi poco convinto, infine quasi entusiasta. Un ripensamento? stanchezza? che dire, non credo di poterlo giudicare, credo di riuscire a capirlo; per la mia esperienza non riesco a approvarlo, ma lo accetto. Buone ferie Francesco, se trovi ti bene tienimi un posto per quando arriverò.
La dose xe par siè che magna, ma se ve pararà poco magnè in quatro
4 eti de bacalà (stocafisso, el se ciamaria…): no badare a spese;
Mezo eto de grana gratà;
On goto colmo de ojo stravergine de oliva;
3 sardele salà;
Na zeola, da fare a fetine squasi trasparenti e on spigo de ajo;
Mezo litro de late;
Na sbrancadela de parsìnbolo tridà;
On sculièro de farina bianca.
Na tecia de teracota, se xe possibile…
Sale e pévaro quanto che ghe ne vole.
Se fa cussì:
1. Métare a moja el bacalà par vintiquatro ore almanco so l'aqua freda, canbiando l'aqua ogni 4-5 ore;
2.Pareciare on bel desfrito so l’ojo co la zeola, le sardèle pestà e l’ajo (l’ajo bisogna cavarlo subito dopo);
3.Cavàrghe la pele al pesse e, co tanta passienza, tuti i spini;
4.Tajare la bestia a tochi e farghe ciapare gusto sol desfrito;
5.Intanto, so na scudeleta de late desfare la farina e svodare el pocio sola tecia,dessora del bacalà, e zontarghe el pasìnbolo;
6.Incuerciare tuto col resto del late, spolvarare col grana e métare a cusinare a fogo lento (se ghe dixe “pipare”) par quatro ore almanco, scorlando ogni tanto la tecia co tanta delicateza (bisogna che no’l se taca sol fondo, che xe fazile co la tecia de teracota…); justare de sale e de pévaro;
7.Na volta coto el ga da desfarse in boca e da tacare sui làvari
8.Pa ‘l vin, vardé voaltri. Ma guai se manca la polenta.
1.Sgranare i graspi de ua e lavarli par ben, senza sciciarli
2.Butare la ua so na pignatona e farla bójare par na vintena de minuti, fin che i grani s-ciopa
3.Col passaverdura (doparare el discheto co i busi picoli) masenare la ua, fin che se riesse a cavarghe tuto el sugo; vegnarà fora na spece de vin fisseto
4.Fare levare el bójo al pocio e po', jutandosse co on passin fin-fin, butare la farina e smissiare co l'aytrezo che se usa par la polenta: atenti che no vegna fora coàri (i sarìa i "grumi" de farina)
5.El tuto ga da bójare par on cuarto de ora: par tuto el tenpo bisogna menare torno co on sculiero de lehgno, senò se taca tuto!
6. I se magna dopo che i xe deventà fridi, sa no volì che ve faga male el stómego e ve se mova la panza!
NOTA: co la ua fragola no serve zùcaro, ma co la grinton no xe male zontàrghene on paro de sculieri.