07 ottobre 2009

Trapianto su paziente HIV positivo


AGI Palermo 5 ottobre 2009. E’ stato eseguito all’Ismett di Palermo per la prima volta in Italia un trapianto di cuore su un paziente Hiv positivo. In tutto il mondo sono stati realizzati solo una decina di questo tipo di interventi. Il trapianto e’ stato effettuato nelle scorse settimane, nell’ambito del programma portato avanti dal 2002 dalla Commissione nazionale Aids e dal Centro nazionale trapianti, ma solo ora l’Ismett ne ha dato notizia. Il cuore nuovo e’ stato ricevuto da un adulto, proveniente da una regione del Nord Italia e affetto da insufficienza cardiaca a eziologia ischemica associata a un’infezione da Hiv. Il paziente era stato valutato dall’equipe multidisciplinare dell’Ismett un paio di anni fa e solo nel giugno scorso, dopo essere stato sottoposto a una terapia medica ed a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, era stato iscritto nella lista d’attesa per il trapianto. L’operazione e’ stata eseguita perche’, dalle esperienze di trapianto condotte all’estero e in Italia su soggetti con infezione da Hiv, e’ stato evidenziato un tasso di sopravvivenza sostanzialmente sovrapponibile a quello dei soggetti senza infezione da Hiv. A intervenire, alla fine di agosto dall’equipe del dottor Michele Pilato, responsabile del programma di trapianto di cuore di Ismett. Il malato e’ stato dimesso da Ismett nei giorni scorsi, dopo aver passato un lungo periodo di convalescenza presso l’Istituto. "Le condizioni generali del paziente – ha detto Pilato – sono buone. Trascorrera’ a Palermo ancora un po’ di tempo, per proseguire il follow up che in questo periodo prevede esami diagnostici complessi ogni due settimane. Poi potra’ tornare a casa, nella sua regione, anche se restera’ in contatto direttocon i medici della nostra struttura". A coordinare la gestione della terapia antiretrovirale e le eventuali problematiche infettivologiche e’ stato il professore Paolo Grossi, considerato uno dei massimi esperti nel settore delle malattie infettive, di cui e’ ordinario nell’Universita’ dell’Insubria, coordinatore delle attivita’ infettivologiche presso l’Ismett e membro della Consulta nazionale per i trapianti. Nel maggio del 2007 a Ismett era stato realizzato il primo trapianto al mondo bipolmonare su un paziente Hiv positivo. "L’intervento di trapianto di cuore su un soggetto Hiv positivo – sottolinea Bruno Gridelli, direttore di Ismett – conferma gli standard di qualita’ raggiunti da Ismett e il costante impegno nella gestione di pazienti complessi. Cio’ rappresenta sempre di piu’ motivo di attrazione di pazienti anche da fuori regione. Grazie all’uso di farmaci antiretrovirali, negli ultimi dieci anni si e’ assistito a un netto miglioramento della sopravvivenza a lungo termine dei pazienti con infezione da Hiv. Il trapianto in questi pazienti richiede il lavoro integrato di medici e infermieri con elevatissime competenze per mantenere l’equilibrio del sistema immunitario".

06 ottobre 2009

Fagoto de sorana


Par oto che magna

On tajo de carne tènara de sorana de 2 chili, intiero, alto 4-5 zm.

2 fete de sopressa co l'ajo, grosse 1/2 zm.

2 fete de speck grosse 1/2 zm.

2,5 eti de ricota

5 fete de panzeta

1 zeola

1 carota

1 sculiero de erbete miste secà (osmarin, salvia, timo,ec.)

sale

3 sculieri de ojo stravergine de oliva

1 goto de vin bianco seco

spago da cusina

Se fa cussì:

1. Tajare a metà la carne (come se'l fusse on panin), in modo da fare na specie de bistecona unica, verta a libro;

2. Masenare tuto insieme la sopressa, el speck e na feta de panzeta: fare on paston de sta roba smissiando ben co la ricota;

3. Destirare la bistecona de sorana, salarla e spolvararla co na parte dele erbete;

4. So na metà, metarghe dessora el paston, assando tuto torno on paro de zm. de bordo;

5. Sarare la bistecona e cusirla tuto torno ala parte verta col spago da cusina (inzegneve par l'ago, ma i ghe ne vende de fati aposta...);

6. Fissare do fete de panzeta par parte, jutandove co d'i stecadenti;

7. Spolvarare ben de sale e col resto dele erbete da tute do le parte el fagoto;

8. Tajare a tochi grossolani la zeola e la carota e metarle so na tecia da forno co l'ojo;

9. Fare rosolare a fogo vivo da tute do le parte el fagoto;

10. Metare in forno a 180° e cusinare ben, dopo verghe butà so la tecia el vin bianco. Ricordeve de girare ogni tanto el fagoto parché el ciapa colore da tute do le parte;

11. 2 ore e meza dovaria bastare, ma regoleve dal colore e ste 'tenti che no se brusa la panzeta (bagnare col pocio);

12. A cotura finia, cavàre dal forno e assare rafredare on poco e tajare fete de 1 zm. de spessore;

13. Intanto zontarghe on goto de brodo de dado al fondo de cotura e darghe on bojo zontandoghe 2 sculiarini de farina: basta du minuti;

14. Frulare tuto el pocio, che'l servirà par butarlo caldo de bojo so le fete del fagoto servie sol piato;

15. Sa ghi par le man del bon vin Raboso, la festa xe fata.

23 settembre 2009

La Pandemia, , , , ?


IRONIA NEL SUO MIGLIOR STILE

2000 persone contraggono l’influenza suina e ci si mette la mascherina…25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo…

PANDEMIA DI LUCRO

Che interessi economici si muovono dietro l’influenza suina? Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria, i notiziari di questo non parlano… . Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi. . . . . I notiziari di questo non parlano . . . . . Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, .provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno. I notiziari di questo non parlano . . . . . . Ma quando comparve la famosa influenza dei polli… i notiziari mondiali ci inondarono di notizie . . . . . un’epidemia ; e più pericolosa di tutte, una pandemia! Non si parlava d’altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni . . . . .25 morti l’anno!! L’influenza comune uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo . . . . .Mezzo milione contro 25.

Quindi perché un così grande scandalo con l’influenza dei polli? Perché dietro questi polli c’era un "grande gallo". La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro. Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell’inflluenza suina, tutti i notiziari del mondo parlano di questo. Allora viene da chiedersi: se dietro l’influenza dei polli c’era un grande gallo, non sarà che dietro l’influenza suina ci sia un "grande porco?". L’impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu, il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro: Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l’Iraq.Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani, felici per la nuova vendita milionaria. La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute.

Se l’influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se la Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?

13 settembre 2009

Virus A (affari d'oro)

Forse, alla fine, la pandemia non ci sarà. Forse, il vaccino arriverà troppo tardi. Ma i soldi, nelle casse di Big Pharma, chiamata in fretta e furia a preparare l’antidoto, stanno già entrando a fiumi. È un business da 10 miliardi di dollari: la paura non conosce recessione. Anche se ogni singola dose di vaccino è destinata a costare una decina di euro, infatti, è il volume delle vendite a fare massa. Una delle maggiori banche d’investimento mondiali, J. P. Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi. Per un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. E la lista è destinata ad allungarsi. J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro. Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino. A spartirsi questo imponente business dell’influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell’industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l’influenza, l’ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari. Di contro, senza i grandi nomi dell’industria farmaceutica, probabilmente, non ci sarebbero né le medicine, né la speranza del vaccino. Cinque anni fa, nell’inverno 2004-2005, negli Usa non si riuscì a mettere insieme le dosi previste di vaccino contro l’influenza ordinaria, prodotte da due aziende relativamente piccole: Aventis Pasteur e Chiron. In effetti, Big Pharma si teneva per lo più lontana da un settore che appariva poco promettente: nel 2004 le vendite complessive di vaccini in generale - non solo per l’influenza - raggiungevano appena gli 8 miliardi di dollari, meno degli incassi di un singolo farmaco fra i più diffusi. Poi, alcune aziende hanno scoperto che, con i vaccini, si possono far soldi. La Wyeth con un vaccino contro lo pneumococco (84 dollari a dose). La Merck con uno contro il papilloma (130 dollari a dose). Big Pharma ha scoperto il settore: Novartis ha comprato Chiron, Sanofi ha preso Aventis Pasteur, Astra Zeneca Medimmune, Glaxo ID Biomedical, ancora Sanofi la Acambis, Pfizer ha assorbito Wyeth. Senza questa concentrazione di mezzi e di ricerca, dicono gli uomini delle grandi aziende, non ci sarebbero oggi le risorse industriali per una risposta rapida all’emergenza pandemia. Nonostante questo spiegamento di forze, peraltro, il vaccino, anche se prenotato, è ancora un punto interrogativo. Gli scienziati della Novartis hanno fatto sapere che, nei test di laboratorio sul virus della suina, riescono a produrre solo il 30-50 per cento dell’antigene (l’antigene è l’elemento attivo del vaccino) che normalmente si ottiene per il virus dell’influenza ordinaria. Più antigene si crea, più dosi si possono produrre. Inoltre, il processo di fabbricazione è ancora lungo: una volta isolato il virus in laboratorio, le milioni di dosi di vaccino vanno coltivate in altrettanti milioni di uova di gallina, per un periodo di 4-6 mesi.È per questo che non si sa ancora con sicurezza quando il vaccino prenotato sarà effettivamente disponibile. Esiste un metodo più rapido: la produzione del vaccino direttamente su una cultura di cellule. È una procedura già usata per altri vaccini, ma ancora non autorizzata per l’influenza. L’emergenza pandemia potrebbe costringere a bruciare i tempi.

Da un articolo pubblicato a luglio su REPUBBLICA

06 settembre 2009

Calamari col pien de carciofi



Par quatro che magna

Tri carciofi bei frischi e grossoti;
1 zeola;
8 calamari
2 ciope de pan vecio
1 ovo intiero
late
vin bianco seco
2 eti de fave fresche
ojo stravergine de oliva
1 bussoloto de polpa de pomodoro
sale e pévaro

Se fa cussì:

Pareciare tri carciofi cavàndoghe le foje dure e la parte de sora;

Fare on desfrito co meza zeola, butarghe drento i carciofi tridà e cusinarli, bagnando co on fià de vin bianco; zontarghe insieme el resto del calamaro (zate, testa, ec.) tridà fin e justare de sale-pévaro;

Mètare a moja sol late do ciope de pan vecio e assarlo supare, po’ strucarlo par ben, che’l vegna squasi suto e fare on paston zontandoghe i carciofi e uno o du ovi intieri e justare de sale;

Inpenire on par de bei calamari par persona, mètarli so na tecia da forno co on fià de ojo e cusinarli a 180 gradi;

Intanto fare on conposto co staltra meza zeola fetà no massa fina, polpa de pomodoro e fave fresche, faséndolo sugare so na tecia co on fià de ojo. Al posto dele fave va ben anca dele olive verde senza osso;

A metà cotura (dopo na vintena de minuti) co ‘sta salsa, cuèrzare i calamari e assarli in forno fin ala fine;

Magnare caldo de bojo.

01 luglio 2009

Fagoto de piton


Par oto che magna

On peto de piton de 2 chili, intiero

2 fete de sopressa co l'ajo, grosse 1/2 zm.

2 fete de speck grosse 1/2 zm.

2,5 eti de ricota

5 fete de panzeta

1 zeola

1 carota

1 sculiero de erbete miste secà (osmarin, salvia, timo,ec.)

sale

3 sculieri de ojo stravergine de oliva

1 goto de vin bianco seco

spago da cusina

Se fa cussì:

1. Tajare el peto de piton in modo da fare na specie de bisteca unica;

2. Masenare tuto insieme la sopressa, el speck e na feta de panzeta: fare on paston de sta roba smissiando ben co la ricota;

3. Destirare la bistecona de piton, salarla e spolvararla co na parte dele erbete;

4. Metarghe dessora el paston, assando tuto torno on paro de zm. de bordo;

5. Inpiegare a metà la feta e cusirla tuto torno col spago da cusina (inzegneve par l'ago, ma i ghe ne vende de fati aposta...);

6. Fissare do fete de panzeta par parte, jutandove co d'i stecadenti;

7. Spolvarare ben de sale e col resto dele erbete da tute do le parte el fagoto;

8. Tajare a tochi grossolani la zeola e la carota e metarle so na tecia da forno co l'ojo;

9. Fare rosolare a fogo vivo da tute do le parte el fagoto;

10. Metare in forno a 180° e cusinare ben, dopo verghe butà so la tecia el vin bianco. Ricordeve de girare ogni tanto el fagoto parché el ciapa colore da tute do le parte;

11. 2 ore e meza dovaria bastare, ma regoleve dal colore e ste 'tenti che no se brusa la panzeta (bagnare col pocio);

12. A cotura finia, cavàre dal forno e assare rafredare on poco e tajare fete de 1 zm. de spessore;

13. Intanto zontarghe on goto de brodo de dado al fondo de cotura e darghe on bojo zontandoghe 2 sculiarini de farina: basta du minuti;

14. Frulare tuto el pocio, che'l servirà par butarlo caldo de bojo so le fete del fagoto servie sol piato;

15. Sa ghi par le man del bon vin Raboso, la festa xe fata.

04 giugno 2009

Sono stato ad Amsterdam

Sono stato, durante la mia vacanza in Olanda, un giorno intero ad Amsterdam nel crogiolo di razze,di odori e di colori. Ma il centro di Amsterdam non è solo Piazza Dam! Tutto intorno si estende una complessa ragnatela di vie ricche di centri commerciali e storia, mettendo contrapposizione antico e moderno ai suoi estremi (simboleggiati dall'Amsterdams Historisch Museum e dal Quartiere a Luci Rosse). Piazza Dam è attraversata dalla Damrak, strada che conduce alla Stazione Centrale e che ospita anche il Sex Museum (siamo d'altronde vicini al famoso Quartiere a Luci Rosse) e l'edificio della Borsa di Amsterdam, il Beurs Van Berlage. La Damrk fiorisce inoltre di vita sia di giorno che di notte, grazie ad un'alta concentrazione di ristoranti, bar e negozi ed alla presenza, proprio all'angolo con Piazza Dham, del centro commerciale Bijenkorf.Il prolungamento della Damrak oltre Plaza Dam prende il nome di Rokin, la cui attrazione principale, oltre ai soliti negozi, bar e ristoranti, è sicuramente la possibilità di assistere al taglio dei diamanti presso l'Amsterdam Diamond Center. Seguendo la Rokin ci si imbatte poi nella Munttoren in Muntplain, che costituisce i resti di ciò che nel Medioevo erano le mura della città. Altre vie assolutamente da visitare nelle vicinanze sono sicuramente Damstraat, ennesima via in cui negozi, coffeeshops e ristoranti la fanno da padroni, e la Nes, parallela alla Rokin per i suoi numerosi teatri.

Davanti e dietro Piazza Dam: Nieuwendijk e Nieuwezijds Voorburgwal. Guardando di fronte il Palazzo Regale, a destra comincia Nieuwendijk, stradina ricca di coffeeshop, bar, ristoranti e negozi di souvenir. Dalla parte opposta, dietro al Palazzo Reale, si trova invece Nieuwezijds Voorburgwal, via pullulante di locali notturni e nella quale si trova anche il centro commerciale Magna Plaza. Dall'altra parte, a sinistra del Palazzo Regale (guardandolo di fronte) comincia Kalverstaat, via ricca di negozi (compreso il centro commerciale Kalvertoren) e per questo particolarmente adatta per gli amanti dello shopping. In Kalverstat si trova però anche il Museo Storico di Amsterdam, l'Amsterdams Historisch Museum che, situato nell'ex convento di St. Luciene , illustra attraverso una mostra permanente le varie epoche della crescita di Amsterdam. Proseguendo Kalverstaat ci si imbatte in piazzetta Spui (oltre la quale comunque Kaverstaat continua).Da piazza Spui si può accedere, attraversando la volta, al giardino Begijnhof, un parchetto racchiuso da antichi edifici che una volta erano le case delle béguine, donne celibi per scelta. Qui, al numero 34, si può ammirare la casa più vecchia di Amsterdam. Piazza Dam si trova molto vicina ad alcune delle più famose vie del sesso, che costituiscono il cosidetto Quartiere a Luci Rosse: tra queste, Spuistraat (che si trova dietro al Palazzo Reale) e Warmoestraat (dalla parte invece del Nationaal Monument), nelle quali si possono trovare anche smartshops e coffeshops.

03 giugno 2009

Masenete de la nona



Par quatro che magna

Masenete che da vive le ga on colore verdastro.

Aqua,aseo, sale, ajo, parsimbolo, pevare.

Nà zeola, nà carota (depende dai gusti).

El resto le tuto scrito pì vanti.




Se fa cussì:

1.Se buta na quantità justa (tante) de masenete VIVE* in aqua de bojo salà e co on fià de aseo, assàndole lì par diese minuti boni;

2.Cavarle e butare via le zate e tuto quelo che intriga;

3.Destacare el petorale dala sgussa (drento ala sgussa ghe xe el “coralo”, na polpa arancione);

4.Mètare tuto - sgusse col coralo e petorali - so na terina e conzare co ojo bon, sale e on pesteselo de ajo e parsìnbolo. Pévaro se ‘l piase

5.Del petorale se magna tuto, anca se ‘l scriza soto i denti; dela sgussa solo el coralo cavandolo co na forcheta;

6.Le xe bone mejo frede, magnà el dì dopo parché le ga da ciapare el gusto del pesto, e a tute le ore...

7.Le boche fine al posto del'aqua le fà on brodeto longo co na zeola, na carota e del sèlino, i cava tuto e po' i taca la cotura dele bestiole..


* chi che xe tènaro de cuore che'l magna pinza!