06 ottobre 2009

Fagoto de sorana


Par oto che magna

On tajo de carne tènara de sorana de 2 chili, intiero, alto 4-5 zm.

2 fete de sopressa co l'ajo, grosse 1/2 zm.

2 fete de speck grosse 1/2 zm.

2,5 eti de ricota

5 fete de panzeta

1 zeola

1 carota

1 sculiero de erbete miste secà (osmarin, salvia, timo,ec.)

sale

3 sculieri de ojo stravergine de oliva

1 goto de vin bianco seco

spago da cusina

Se fa cussì:

1. Tajare a metà la carne (come se'l fusse on panin), in modo da fare na specie de bistecona unica, verta a libro;

2. Masenare tuto insieme la sopressa, el speck e na feta de panzeta: fare on paston de sta roba smissiando ben co la ricota;

3. Destirare la bistecona de sorana, salarla e spolvararla co na parte dele erbete;

4. So na metà, metarghe dessora el paston, assando tuto torno on paro de zm. de bordo;

5. Sarare la bistecona e cusirla tuto torno ala parte verta col spago da cusina (inzegneve par l'ago, ma i ghe ne vende de fati aposta...);

6. Fissare do fete de panzeta par parte, jutandove co d'i stecadenti;

7. Spolvarare ben de sale e col resto dele erbete da tute do le parte el fagoto;

8. Tajare a tochi grossolani la zeola e la carota e metarle so na tecia da forno co l'ojo;

9. Fare rosolare a fogo vivo da tute do le parte el fagoto;

10. Metare in forno a 180° e cusinare ben, dopo verghe butà so la tecia el vin bianco. Ricordeve de girare ogni tanto el fagoto parché el ciapa colore da tute do le parte;

11. 2 ore e meza dovaria bastare, ma regoleve dal colore e ste 'tenti che no se brusa la panzeta (bagnare col pocio);

12. A cotura finia, cavàre dal forno e assare rafredare on poco e tajare fete de 1 zm. de spessore;

13. Intanto zontarghe on goto de brodo de dado al fondo de cotura e darghe on bojo zontandoghe 2 sculiarini de farina: basta du minuti;

14. Frulare tuto el pocio, che'l servirà par butarlo caldo de bojo so le fete del fagoto servie sol piato;

15. Sa ghi par le man del bon vin Raboso, la festa xe fata.

23 settembre 2009

La Pandemia, , , , ?


IRONIA NEL SUO MIGLIOR STILE

2000 persone contraggono l’influenza suina e ci si mette la mascherina…25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo…

PANDEMIA DI LUCRO

Che interessi economici si muovono dietro l’influenza suina? Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria, i notiziari di questo non parlano… . Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi. . . . . I notiziari di questo non parlano . . . . . Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, .provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno. I notiziari di questo non parlano . . . . . . Ma quando comparve la famosa influenza dei polli… i notiziari mondiali ci inondarono di notizie . . . . . un’epidemia ; e più pericolosa di tutte, una pandemia! Non si parlava d’altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni . . . . .25 morti l’anno!! L’influenza comune uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo . . . . .Mezzo milione contro 25.

Quindi perché un così grande scandalo con l’influenza dei polli? Perché dietro questi polli c’era un "grande gallo". La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro. Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell’inflluenza suina, tutti i notiziari del mondo parlano di questo. Allora viene da chiedersi: se dietro l’influenza dei polli c’era un grande gallo, non sarà che dietro l’influenza suina ci sia un "grande porco?". L’impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu, il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro: Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l’Iraq.Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani, felici per la nuova vendita milionaria. La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute.

Se l’influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se la Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?

13 settembre 2009

Virus A (affari d'oro)

Forse, alla fine, la pandemia non ci sarà. Forse, il vaccino arriverà troppo tardi. Ma i soldi, nelle casse di Big Pharma, chiamata in fretta e furia a preparare l’antidoto, stanno già entrando a fiumi. È un business da 10 miliardi di dollari: la paura non conosce recessione. Anche se ogni singola dose di vaccino è destinata a costare una decina di euro, infatti, è il volume delle vendite a fare massa. Una delle maggiori banche d’investimento mondiali, J. P. Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi. Per un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. E la lista è destinata ad allungarsi. J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro. Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino. A spartirsi questo imponente business dell’influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell’industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l’influenza, l’ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari. Di contro, senza i grandi nomi dell’industria farmaceutica, probabilmente, non ci sarebbero né le medicine, né la speranza del vaccino. Cinque anni fa, nell’inverno 2004-2005, negli Usa non si riuscì a mettere insieme le dosi previste di vaccino contro l’influenza ordinaria, prodotte da due aziende relativamente piccole: Aventis Pasteur e Chiron. In effetti, Big Pharma si teneva per lo più lontana da un settore che appariva poco promettente: nel 2004 le vendite complessive di vaccini in generale - non solo per l’influenza - raggiungevano appena gli 8 miliardi di dollari, meno degli incassi di un singolo farmaco fra i più diffusi. Poi, alcune aziende hanno scoperto che, con i vaccini, si possono far soldi. La Wyeth con un vaccino contro lo pneumococco (84 dollari a dose). La Merck con uno contro il papilloma (130 dollari a dose). Big Pharma ha scoperto il settore: Novartis ha comprato Chiron, Sanofi ha preso Aventis Pasteur, Astra Zeneca Medimmune, Glaxo ID Biomedical, ancora Sanofi la Acambis, Pfizer ha assorbito Wyeth. Senza questa concentrazione di mezzi e di ricerca, dicono gli uomini delle grandi aziende, non ci sarebbero oggi le risorse industriali per una risposta rapida all’emergenza pandemia. Nonostante questo spiegamento di forze, peraltro, il vaccino, anche se prenotato, è ancora un punto interrogativo. Gli scienziati della Novartis hanno fatto sapere che, nei test di laboratorio sul virus della suina, riescono a produrre solo il 30-50 per cento dell’antigene (l’antigene è l’elemento attivo del vaccino) che normalmente si ottiene per il virus dell’influenza ordinaria. Più antigene si crea, più dosi si possono produrre. Inoltre, il processo di fabbricazione è ancora lungo: una volta isolato il virus in laboratorio, le milioni di dosi di vaccino vanno coltivate in altrettanti milioni di uova di gallina, per un periodo di 4-6 mesi.È per questo che non si sa ancora con sicurezza quando il vaccino prenotato sarà effettivamente disponibile. Esiste un metodo più rapido: la produzione del vaccino direttamente su una cultura di cellule. È una procedura già usata per altri vaccini, ma ancora non autorizzata per l’influenza. L’emergenza pandemia potrebbe costringere a bruciare i tempi.

Da un articolo pubblicato a luglio su REPUBBLICA

06 settembre 2009

Calamari col pien de carciofi



Par quatro che magna

Tri carciofi bei frischi e grossoti;
1 zeola;
8 calamari
2 ciope de pan vecio
1 ovo intiero
late
vin bianco seco
2 eti de fave fresche
ojo stravergine de oliva
1 bussoloto de polpa de pomodoro
sale e pévaro

Se fa cussì:

Pareciare tri carciofi cavàndoghe le foje dure e la parte de sora;

Fare on desfrito co meza zeola, butarghe drento i carciofi tridà e cusinarli, bagnando co on fià de vin bianco; zontarghe insieme el resto del calamaro (zate, testa, ec.) tridà fin e justare de sale-pévaro;

Mètare a moja sol late do ciope de pan vecio e assarlo supare, po’ strucarlo par ben, che’l vegna squasi suto e fare on paston zontandoghe i carciofi e uno o du ovi intieri e justare de sale;

Inpenire on par de bei calamari par persona, mètarli so na tecia da forno co on fià de ojo e cusinarli a 180 gradi;

Intanto fare on conposto co staltra meza zeola fetà no massa fina, polpa de pomodoro e fave fresche, faséndolo sugare so na tecia co on fià de ojo. Al posto dele fave va ben anca dele olive verde senza osso;

A metà cotura (dopo na vintena de minuti) co ‘sta salsa, cuèrzare i calamari e assarli in forno fin ala fine;

Magnare caldo de bojo.

01 luglio 2009

Fagoto de piton


Par oto che magna

On peto de piton de 2 chili, intiero

2 fete de sopressa co l'ajo, grosse 1/2 zm.

2 fete de speck grosse 1/2 zm.

2,5 eti de ricota

5 fete de panzeta

1 zeola

1 carota

1 sculiero de erbete miste secà (osmarin, salvia, timo,ec.)

sale

3 sculieri de ojo stravergine de oliva

1 goto de vin bianco seco

spago da cusina

Se fa cussì:

1. Tajare el peto de piton in modo da fare na specie de bisteca unica;

2. Masenare tuto insieme la sopressa, el speck e na feta de panzeta: fare on paston de sta roba smissiando ben co la ricota;

3. Destirare la bistecona de piton, salarla e spolvararla co na parte dele erbete;

4. Metarghe dessora el paston, assando tuto torno on paro de zm. de bordo;

5. Inpiegare a metà la feta e cusirla tuto torno col spago da cusina (inzegneve par l'ago, ma i ghe ne vende de fati aposta...);

6. Fissare do fete de panzeta par parte, jutandove co d'i stecadenti;

7. Spolvarare ben de sale e col resto dele erbete da tute do le parte el fagoto;

8. Tajare a tochi grossolani la zeola e la carota e metarle so na tecia da forno co l'ojo;

9. Fare rosolare a fogo vivo da tute do le parte el fagoto;

10. Metare in forno a 180° e cusinare ben, dopo verghe butà so la tecia el vin bianco. Ricordeve de girare ogni tanto el fagoto parché el ciapa colore da tute do le parte;

11. 2 ore e meza dovaria bastare, ma regoleve dal colore e ste 'tenti che no se brusa la panzeta (bagnare col pocio);

12. A cotura finia, cavàre dal forno e assare rafredare on poco e tajare fete de 1 zm. de spessore;

13. Intanto zontarghe on goto de brodo de dado al fondo de cotura e darghe on bojo zontandoghe 2 sculiarini de farina: basta du minuti;

14. Frulare tuto el pocio, che'l servirà par butarlo caldo de bojo so le fete del fagoto servie sol piato;

15. Sa ghi par le man del bon vin Raboso, la festa xe fata.

04 giugno 2009

Sono stato ad Amsterdam

Sono stato, durante la mia vacanza in Olanda, un giorno intero ad Amsterdam nel crogiolo di razze,di odori e di colori. Ma il centro di Amsterdam non è solo Piazza Dam! Tutto intorno si estende una complessa ragnatela di vie ricche di centri commerciali e storia, mettendo contrapposizione antico e moderno ai suoi estremi (simboleggiati dall'Amsterdams Historisch Museum e dal Quartiere a Luci Rosse). Piazza Dam è attraversata dalla Damrak, strada che conduce alla Stazione Centrale e che ospita anche il Sex Museum (siamo d'altronde vicini al famoso Quartiere a Luci Rosse) e l'edificio della Borsa di Amsterdam, il Beurs Van Berlage. La Damrk fiorisce inoltre di vita sia di giorno che di notte, grazie ad un'alta concentrazione di ristoranti, bar e negozi ed alla presenza, proprio all'angolo con Piazza Dham, del centro commerciale Bijenkorf.Il prolungamento della Damrak oltre Plaza Dam prende il nome di Rokin, la cui attrazione principale, oltre ai soliti negozi, bar e ristoranti, è sicuramente la possibilità di assistere al taglio dei diamanti presso l'Amsterdam Diamond Center. Seguendo la Rokin ci si imbatte poi nella Munttoren in Muntplain, che costituisce i resti di ciò che nel Medioevo erano le mura della città. Altre vie assolutamente da visitare nelle vicinanze sono sicuramente Damstraat, ennesima via in cui negozi, coffeeshops e ristoranti la fanno da padroni, e la Nes, parallela alla Rokin per i suoi numerosi teatri.

Davanti e dietro Piazza Dam: Nieuwendijk e Nieuwezijds Voorburgwal. Guardando di fronte il Palazzo Regale, a destra comincia Nieuwendijk, stradina ricca di coffeeshop, bar, ristoranti e negozi di souvenir. Dalla parte opposta, dietro al Palazzo Reale, si trova invece Nieuwezijds Voorburgwal, via pullulante di locali notturni e nella quale si trova anche il centro commerciale Magna Plaza. Dall'altra parte, a sinistra del Palazzo Regale (guardandolo di fronte) comincia Kalverstaat, via ricca di negozi (compreso il centro commerciale Kalvertoren) e per questo particolarmente adatta per gli amanti dello shopping. In Kalverstat si trova però anche il Museo Storico di Amsterdam, l'Amsterdams Historisch Museum che, situato nell'ex convento di St. Luciene , illustra attraverso una mostra permanente le varie epoche della crescita di Amsterdam. Proseguendo Kalverstaat ci si imbatte in piazzetta Spui (oltre la quale comunque Kaverstaat continua).Da piazza Spui si può accedere, attraversando la volta, al giardino Begijnhof, un parchetto racchiuso da antichi edifici che una volta erano le case delle béguine, donne celibi per scelta. Qui, al numero 34, si può ammirare la casa più vecchia di Amsterdam. Piazza Dam si trova molto vicina ad alcune delle più famose vie del sesso, che costituiscono il cosidetto Quartiere a Luci Rosse: tra queste, Spuistraat (che si trova dietro al Palazzo Reale) e Warmoestraat (dalla parte invece del Nationaal Monument), nelle quali si possono trovare anche smartshops e coffeshops.

03 giugno 2009

Masenete de la nona



Par quatro che magna

Masenete che da vive le ga on colore verdastro.

Aqua,aseo, sale, ajo, parsimbolo, pevare.

Nà zeola, nà carota (depende dai gusti).

El resto le tuto scrito pì vanti.




Se fa cussì:

1.Se buta na quantità justa (tante) de masenete VIVE* in aqua de bojo salà e co on fià de aseo, assàndole lì par diese minuti boni;

2.Cavarle e butare via le zate e tuto quelo che intriga;

3.Destacare el petorale dala sgussa (drento ala sgussa ghe xe el “coralo”, na polpa arancione);

4.Mètare tuto - sgusse col coralo e petorali - so na terina e conzare co ojo bon, sale e on pesteselo de ajo e parsìnbolo. Pévaro se ‘l piase

5.Del petorale se magna tuto, anca se ‘l scriza soto i denti; dela sgussa solo el coralo cavandolo co na forcheta;

6.Le xe bone mejo frede, magnà el dì dopo parché le ga da ciapare el gusto del pesto, e a tute le ore...

7.Le boche fine al posto del'aqua le fà on brodeto longo co na zeola, na carota e del sèlino, i cava tuto e po' i taca la cotura dele bestiole..


* chi che xe tènaro de cuore che'l magna pinza!

09 maggio 2009

Al via la corsa per la Giornata Nazionale della Donazione e Trapianto



5 Maggio 2009

Roma - L’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, insieme alle Associazioni e il Centro Nazionale Trapianti, hanno promosso la Giornata Nazionale Donazione e Trapianto per il 10 maggio 2009. Pronto il programma, ma già da oggi in tutta Italia sarà possibile assistere ad una serie di inizative ed eventi volti a sensibilizzare l’opinione pubblica che proseguiranno per tutta la settimana, .

Regioni e Province Autonome, Enti Locali, Istituzioni sanitarie, Associazioni di volontariato si muoveranno insieme al motto di "un donatore moltiplica la vita" che è lo slogan della manifestazione. Il cuore dell’iniziativa sarà la manifestazione a Roma che chiamerà a raccolta anche i genitori di trapiantati e i loro figli, simbolo concreto della vita che può offrire la donazione dei propri organi in caso di decesso. Da Aosta a Messina il calendario delle attività legata all’evento è piuttosto ricco ed è consultabile sul sito www.trapianto-giornatanazionale.it. In moltissime località sarà possibile avere tutte le informazioni per poter manifestare la propria volontà in relazione alla donazione degli organi.

05 maggio 2009

Angina pectoris

Se qui c'è la metà del mio cuore, dottore,

l'altra metà sta in Cina

nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.

E poi ogni mattina, dottore,

ogni mattina all'alba

il mio cuore lo fucilano in Grecia.

E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno

quando gli ultimi passi si allontanano

dall'infermeria

il mio cuore se ne va, dottore,

se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.

E poi sono dieci anni, dottore,

che non ho niente in mano da offrire al mio popolo

niente altro che una mela

una mela rossa, il mio cuore.

E' per tutto questo, dottore,

e non per l'arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,

che ho quest'angina pectoris.

Guardo la notte attraverso le sbarre

e malgrado tutti questi muri

che mi pesano sul petto

il mio cuore batte con la stella più lontana.


Nazim Hikmet

Togliatti "Una dama della croce rossa"


Nel 1992, qualche anno dopo l'apertura degli Archivi di Mosca, lo storico Franco Andreucci, scopre una lettera scritta da Palmiro Togliatti (alias "Ercoli") il 15 febbraio 1943 a Vincenzo Bianco (allora funzionario del Komintern). Nella lettera, siddivisa in vari capitoli, Togliatti risponde alle varie questioni politiche sollevate dal Bianco. Al terzo capitolo (vedi pagine 7, 8 e 9) della lettera, dove Bianco evidentemente chiedeva a Togliatti di fare qualcosa per i tanti prigionieri italiani nei Gulag russi, la risposta di Togliatti è agghiacciante:
"...L'altra questione sulla quale sono in disaccordo con te, è quella del trattamento dei prigionieri. Non sono per niente feroce, come tu sai. Sono umanitario quanto te, o quanto può esserlo una dama della Croce Rossa. La nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso la Unione Sovietica, è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero dei prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da dire, anzi e ti spiego il perché. Non c'è dubbio che il popolo italiano è stato avvelenato dalla ideologia imperialista e brigantista del fascismo. Non nella stessa misura che il popolo tedesco, ma in misura considerevole. Il veleno è penetrato tra i contadini, tra gli operai, non parliamo della piccola borghesia e degli intellettuali, è penetrato nel popolo, insomma. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il milgiore, è il più efficace degli antidoti. Quanto più largamente penetrerà nel popola la convinzione che aggressione contro altri paesi significa rovina e morte per il proprio, significa rovina e morte per ogni cittadino individualmente preso, tanto meglio sarà per l'avvenire d'Italia...".


Alla data del 15 febbraio 1943, si presume che i prigionieri dell'ARMIR in Russia erano ancora circa 50.000. Togliatti, forse poteva far poco, ma la risposta che diede a Bianco non lascia dubbi, non volle neanche tentare di far quel poco, altro che "dama di Croce Rossa"!. E questo è gravissimo. La pubblicazione di questa lettera, provocò immediatamente largo (e giusto) sdegno, anche perché la maggior parte delle famiglie in lutto per i loro cari, erano proprio contadini e operai, cioè coloro a cui Togliatti chiese a guerra finita, sostegno per la sua politica. Togliatti non tendendo la mano a quei poveri cristi in prigione, non puniva i fascisti, con il suo "migliore e più efficace degli antidoti.." puniva soprattutto ragazzi di 20-22 anni di campagna, obbligati ad andare in Russia, i volontari erano pochissimi e questo Togliatti lo sapeva...


Il 19 febbraio 2003, Rai Tre, in prima serata mandava in onda con il programma "Enigma", una serata dedicata a Togliatti. Riporto per intero quanto ebbe modo di scrivere il giorno dopo su "Il Giornale", Massimo Caprara:
Il terzo canale televisivo della Rai ha mandato ieri sera in onda, in prima serata, una puntata della trasmissione Enigma, dedicata a Togliatti. Essa costituisce un'iniziativa apprezzabile perché il leader comunista è in genere assai citato, ma poco studiato e approfondito. Si è trattato, innanzitutto, della famigerata lettera scritta di pugno da Togliatti nel 1943 e resa nota in Italia nel 1992, sulla dolorosa questione dei soldati italiani dell'Armir fatti prigionieri in Unione Sovietica. A suo tempo, la lettera provocò un giustificato clamore e fu oggetto di una revisione critica del testo. In effetti, la sostanza reale della lettera di Togliatti risultò, e risulta, in pratica confermata. Irrilevanti sono le varianti apportate nella seconda lettura e nella traduzione integrale. Il contesto fu indiscutibilmente quello di una inaudita violenza contro uomini inermi e non c'è dettaglio lessicale o formale che possa attenuarne la gravità. Togliatti-Ercoli si proclamava senza mezzi termini e con vari argomenti, insensibile alla strage dei prigionieri italiani, anzi sostenitore di una sorta di pedagogia punitiva nei confronti dell'Italia entrata in guerra.
Io stesso ho conosciuto Vincenzo Bianco, interlocutore della lettera a Togliatti, allora funzionario del Komintern, poi addetto alla commissione di Organizzazione delle Botteghe Oscure e all'Unità. Parlai molte volte con lui e non mi risultò mai che egli attenuasse la durezza del Kgb sovietico e della nomenklatura comunista italiana, in particolare di Togliatti, nei confronti dei soldati italiani. Del resto, va ricordata un'ulteriore sostanziosa realtà. Non si trattò infatti di fatti ambientali. La voluta persecuzione morale e ideologica si esercitò a carico dei prigionieri italiani con un altro mezzo, cioè con le Scuole di comunismo installate nei campi di concentramento. Nell'immediato dopoguerra, uno degli «insegnanti» di questi corsi di addottrinamento coatto, Edo, ossia Edoardo D'Onofrio, divenuto segretario della Federazione comunista di Roma, fu condannato con testimonianze inoppugnabili da un Tribunale italiano. I corsi finivano spesso con il trasferimento di prigionieri ribelli o indocili in campi di concentramento di maggiore asprezza e con spietate fucilazioni.
Vale la pena di aggiungere un commento sulla trasmissione. Essa ha ospitato in studio due autorevoli dirigenti per età e mandato dell'ex Pci e dell'attuale Ds. I due personaggi si sono dimostrati commentatori coscienziosi e testimoni informati, ma di parte. Se si esclude qualche controllata riflessione critica espressa dal solo Paolo Mieli, la figura di Togliatti è uscita dagli schermi della trasmissione come quella di un ordinario uomo politico, dalle forti motivazioni ideologiche e dalle sofferte, compassionevoli vicende personali. Questa non è l'autentica realtà, poiché ne è soltanto un'evasiva porzione. Togliatti-Ercoli, fu un testimone e partecipe del Terrore, sia nella Spagna del 1936 che nell'Unione Sovietica dello stalinismo. In una scheda di un antifascista italiano, di cui il Kgb proponeva negli anni Trenta la deportazione in un gulag di efferata crudezza, Ercoli appone esplicitamente la sua firma convinta e il suo benestare. Da parte dei due rappresentanti comunisti è mancato qualsiasi sincero moto di condanna sorgente dall'animo. E' stata omessa qualsiasi esecrazione, qualsiasi necessaria espressione di riprovazione pur sintetica, qualsiasi semplice osservazione dura, ma immancabile sull'uomo Togliatti. E' stata adottata un'accademica distanza che dovrebbe essere sostituita da una riprovazione più netta e appassionata. Non rivendico partecipazioni emotive. Manca nel ritratto televisivo del Togliatti politico il suo raggelante deserto di umanità.


Quando la lettera venne ritrovata, lo stesso Occhetto, allora massimo dirigente del partito, ne fu esterefatto poi, venne fuori (dal PCI) che la lettera era una patacca usata per denigrare il partito, alla fine fu chiaro che non era così. La posizione dell'Associazione Gramsci, (nel 2003/04) anch'essa erede di quel partito, difendeva la posizione di Togliatti, dicendo che il segretario del PCI, scrisse in quel modo, perché quasi costretto, controllato dalla polizia staliniana non poteva muoversi (e scrivere) come avrebbe voluto.

01 maggio 2009

festa dei lavoratori

La Festa dei lavoratori è una festività celebrata il 1º maggio di ogni anno che intende ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte.

Più precisamente, con essa si intende ricordare le battaglie operaie volte alla conquista di un diritto ben preciso: l'orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tali battaglie portarono alla promulgazione di una legge che fu approvata nel 1866 nell'Illinois (USA)[senza fonte]. La Prima Internazionale richiese poi che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa.

L'origine della festa risale ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro (Knights of Labor, associazione fondata nel 1869) a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate all' Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialisti ed anarchici - suggerirono come data della festività il primo maggio.

Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime.

L'allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare questo episodio.

La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872.

Torta de bròcolo


Par quatro che magna ...do volte

1 bròcolo da 1 chilo

1 zeola rossa

3 eti de fromajo tipo Fontina o Asiago

2 eti de olive grosse, senza osso, mejo de quele more roa greca

1 goto de vin rosso

grana o pecorino gratà

4 sculieri de oio stravergine de oliva

sale e pévaro


se fa cussì:

1.Quando che se neta el bròcolo, tegnere le foje esterne

2.Tajare a tochi gorssi el bròcolo e po' farlo a fete de manco de 1 zentìmetro

3.Tajare a fete precise anca la zeola

4.So na tecia alta e larga, métare on sculiero de oio e inquerciare el fondo co le foje del bròcolo

5.Métare zo le fete de bròcolo una tacà a staltra, senza assare busi

6.Dessora métarghe arquante dele fete de zeola, po' le olive tajà a metà, el fromajo tajà a cubiti e spanpanare el grana (o pecorino, mejo...) e on fià de sale e pévaro

7.Da nuovo on strato de bròcoli e po' staltra roba come prima. Se ghe ne xe oncora, finire co un strato de bròcoli

8.Butarghe par sora el resto del'oio e el goto de vin

9.Inquerciare co on quercio pi picolo e métarghe dessora on peso, po' sarare col so quercio justo

10.Assare sol fogo par tri quarti de ora, a lento assè...

11.Spartire da boni fradei a fete la torta che vien fora ala fine