20 maggio 2017

LA LAPIDE DELLA VIA COPERTA DI PONTELAGOSCURO - IL LIBRO – IL PROGETTO DI RIFACIMENTO





L’ambizioso progetto di riconsegnare al paese la lapide della via coperta, quella inaugurata nel giugno 1921 nell’allora Pontelagoscuro, centro fortemente industrializzato e importante per il commercio con la sua rete di interconnessione fluviale – stradale - ferroviaria, è nato grazie alla spinta venuta dalle Associazioni d’Arma e di ricerche storiche di Ferrara ed in particolare dal presidente della Sezione di Ferrara dell’Associazione Carristi d’Italia, ora esponente nazionale, da un importante ricercatore storico e da questo appassionato di storia e di Pontelagoscuro.  
 I tre hanno coinvolto la PROLOCO di Pontelagoscuro, conoscendone l'impegno per il paese e  anche, la capacità  e le doti organizzative  per creare occasioni di incontro e di crescita. 
  Nella PROLOCO sono state trovate la disponibilità, l’entusiasmo e i mezzi per mettere in pratica molto di quanto era stato ipotizzato e quale momento migliore, per realizzare tale progetto, se non in occasione del centenario della Grande Guerra.
Un lavoro intenso e a volte difficile, di ricerca e verifica di notizie e documenti ma portato avanti con la determinazione di cercare in ogni direzione, senza limitarsi alla consultazione della documentazione ufficiale, ma espandendola in maniera capillare e in tutto il territorio nazionale.
 Tale impegno meticoloso ha permesso di individuare i caduti Pontesani per nascita e/o residenza al momento della chiamata alle armi e in numero superiore a quello della lapide originaria, possiamo dire di avere riportato a casa anche chi era stato perso o dimenticato nelle pieghe della burocrazia.
 Il traguardo di questo impegno è stata la realizzazione e pubblicazione del libro “LA LAPIDE DELLA VIA COPERTA i caduti Pontesani nella Grande Guerra” ricco di immagini storiche   insieme al Patrocinio, il plauso dalla Segreteria della Presidenza della Repubblica.
inedite, con prefazione del Presidente dell’Associazione Culturale di Ricerche Storiche Pico Cavalieri di Ferrara e post fazione del Presidente della Federazione di Ferrara dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare e che, con nostra soddisfazione, ha ottenuto dal Ministero della Difesa il marchio del Centenario e,
Questa ricerca è stata fatta per ridare alla storia di questo paese, parte di quella memoria che è andata perduta dopo i danni provocati è’0pdai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ancora di più, però, ci si è posti l’ambizioso obiettivo di poter ricostruire  e ridare alla gente la storia che gli è stata tolta e negata dai disastri prodotti dalla ricostruzione operata negli anni cinquanta.
 Pontelagoscuro venne ricostruito abbandonando la quasi totalità dell’abitato originario, perdendo, in tal modo, le testimonianze di un importante e vivace passato e anche la lapide della via coperta è stata fatta oggetto di un progetto di rimozione dalla memoria.
Il 27 maggio 2017 dopo la presentazione del libro, che si terrà al Centro Sociale il Quadrifoglio di Pontelagoscuro, in occasione del pranzo aperto a tutti i partecipanti, si svolgerà nella piazza Bruno Buozzi la cerimonia di scopertura della lapide posta sulla parete Centro Civico  che affaccia sulla piazza e verrà benedetta dal parroco .
  Si è scelto di rendere attuale il monumento usando una lastra di materiale plastico trasparente su cui incidere i nomi dei quei giovani caduti e porvi in calce, chi ha permesso tale realizzazione : la Proloco Pontelagoscuro, L’Associazione Culturale Pico Cavalieri e il Comune di Ferrara.
Saranno presenti le Autorità Civili, Militari e Religiose, le Associazioni d’Arma e i gonfaloni dei Comuni di residenza dei caduti iscritti sulla lapide e di altri caduti i cui discendenti sono residenti nella provincia di Ferrara che riceveranno, nell’occasione, la medaglia commemorativa istituita dal Ministero della Difesa per il  centenario.  
 Sulla piazza si schiererà, in divisa dell’epoca, un picchetto di rievocatori storici e i momenti della cerimonia verranno scanditi dalla tromba di un capo fanfara dei bersaglieri in congedo.
Alla chiamata di ogni nome dei comparenti sul monumento seguirà un tocco della campana salvata dalla distruzione della chiesa originaria del paese nell’ultima guerra.
Come riportato all’interno del libro,  gli autori dedicano l’opera agli abitanti di Pontelagoscuro di ieri, di oggi e di domani, sperando che questi ultimi sappiano bene utilizzare quanto, della storia di questo paese, si è riusciti a salvare per consegnarla al loro futuro.

12 marzo 2017

Giovedi 16 marzo 2017 alle ore 21.00 nella sala Nemesio Orsatti del Centro Civico di Pontelagoscuro (FE), ci sarà il 4° incontro lettreario dove discuterò con Agostina D'Alessandro Zecchin sul  libro SEGNALIBRO A PAG. 16 (prima che l'inchiostro svanisca) , di cui è autrice/curatrice.

04 marzo 2017

Serata con lo scrittore Paolo Maietti e con - ospite a sorpresa -  la sua biclicletta DEI, con cui dialoga nei suoi libri.

06 febbraio 2017

Miracolo! Miracolo!







C'era una volta, tanto, tanto ma . . . tanto tempo fa; in un paese lontano,lontano, ma . . . molto lontano, un tizio avaro, ma tanto avaro, talmente avaro che dava da mangiare alla moglie solo pane vecchio e secco e insalata appassita e scondita e acqua e raramente vino . . . ma di qualità scadente e spesso inacidito.
Se arrivavano a casa sua degli ospiti, da gretto che era, non si faceva trovare in o si nascondeva per non dover offrire loro le migliori pietanze e il miglior alloggio secondo le regole dell'ospitalità.
Le uniche occasioni in cui lasciava che la tapina si sfamasse, mentre lui si ingozzava di pietanze e tracannava vino, erano i pranzi e le cene a cui veniva invitato da parenti e amici oppure a scrocco di conoscenti.
Un giorno giunsero in quella casa una coppia di loro vecchi amici che vedendo la poverina si preoccuparono per l’aspetto trascurato e dismesso e parlando, parlando, lei si lasciò sfuggire qualche lamentela e raccontò alcuni episodi sull'egoismo del marito.
I due amici si angustiarono per la poverina e si adirarono per l’insensibilità del marito, quindi pensarono di mettersi d'accordo con lei per dare una lezione a quell'avaraccio egoista.
Si recarono al mercato delle spezie e comprarono una polvere speciale che aveva la proprietà di fare addormentare profondamente.
Tornati a casa degli amici li invitarono a pranzo, lui, l’omone grande grosso e iracondo accettò ancor prima della domanda infatti era sua abitudine autoinvitarsi appena aveva sentore di pranzi, cene, merende, nonché soggiorni, vacanze, viaggi,insomma era un grande navigatore a vela(nel senso che la sua vita la passava in scia di chiunque gli passasse accanto,aveva la dote dell’imbucamento che negli anni aveva sempre più affinato. l’omone, pregustando un lauto pranzo, non mancò di fare e brigare affinché la moglie non vi prendesse parte convincendola, con le solite bugiarde preoccupazione, sui gusti delicati di lei che sicuramente non si sposavano con il tipo di cucina e le false preoccupazioni su problemi di salute, dieta e altro che avrebbero turbato il suo sonno e l’equilibrio psico-fisico, secondo lui, tanto cagionevole. Insomma non voleva avere antagonisti a tavola, il suo egoismo prevaleva su ogni altro sentimento.
L'uomo mangiò a quattro palmenti anche perché il pranzo gli era stato offerto e secondo lui il cibo offerto aveva più sapore, inoltre era un propugnatore della teoria che la quantità era meglio della quantità (quando doveva pagare lui) figuriamoci quando si trovava a dover sbafare grandi quantità di eccellente qualità. Come al solito non mancò di fare critiche e appunti sulla cucina, secondo i suoi originalissimi principi (inquietanti per tutti, ma sacrosanti per lui) i due amici ( i paganti)invece stettero a guardare e poi lo accompagnarono a casa.
A casa l'uomo si addormentò profondamente a causa della gran quantità di sonnifero che aveva ingerito insieme al cibo e anche per la quantità esagerata di vino che aveva bevuto.
Di notte i due tornarono e lo avvolsero in un bianco lenzuolo che cucirono, lasciando solo una piccola apertura all'estremità del capo e lo portarono al cimitero.
Qui, tolsero il coperchio ad una tomba vuota e vi misero dentro l'uomo come se fosse stato un cadavere.
Poco alla volta, a causa del freddo a della posizione scomoda l'uomo cominciò a svegliarsi. Intanto i due si erano travestiti, infilandosi delle lenzuola con solo i buchi per gli occhi.
Con un bastone presero anche a far piovere una gragnola di colpi sul malcapitato che risvegliatosi completamente, si rese conto di essere in un cimitero, dentro una tomba e pensò che le due figure animalesche altri non erano due angeli inquisitori.
Allora cominciò a gemere e a chiedere pietà e i due travestiti iniziarono il loro serrato interrogatorio:
”Quando hai pensato di dividere i tuoi beni e la felicità con gli altri?”
“Quando sei stato sincero e onesto?
“Quando hai pensato che oltre a te esistono anche altre persone?”
“Quando hai ammesso i tuoi torti e le tue colpe?”
“Quando hai avuto il dubbio di non essere unico e migliore?”
"Quando hai dato ai bisognosi quello che ti era possibile?"
“Quando hai fatto a tua moglie un regalo decente?”
“Quando hai accettato una sua idea che fosse in disaccordo con le tue?"
Le domande furono molte e la risposta sempre la stessa:
"Non l'ho mai fatto" e dopo ogni risposta erano botte, ma siccome le risposte erano sempre le stesse a qualsiasi domanda e nonostante si dessero il cambio a bastonarlo, i due, ad un certo punto, erano talmente sfiniti che preferirono finire con l’interrogatorio.
L'uomo incalzato dalle domande ma soprattutto dalle bastonate, scoppiò in lacrime e quelli, recuperate le ultime forze, lo pestarono più forte di prima, finché non perse i sensi.
A quel punto lo riportarono a casa e dissero alle moglie: "Non ti preoccupare, lascialo dormire, domattina vedremo se sarà guarito”.
Il giorno dopo, non appena svegliato o meglio rinvenuto, l'uomo andò in tutti i negozi del paese e fece una grande spesa, comprò tutti i generi alimentari e i vini e le delizie che vide, pensando che potevano esistere altri gusti e non solo i suoi.
A tutti i bisognosi che incontrò diede denaro, affetto e comprensione.
Comprò un bel regalo per la moglie e quando tornò a casa le fece dono di tutto e lasciò ch’ella esprimesse le sue idee ed i suoi gusti ed i suoi desideri che lui, con attenzione e d entusiasmo approvava.
Poi chiamò la coppia di amici e li invitò ad una magnifica e ricca cena e arrivò ad offrire loro le pietanze e i vini che aveva sempre negato anche a se stesso.
Cominciò ad ascoltare le voci di tutti e non solamente la sua e alla fine riuscì a non volere aver ragione a tutti i costi, arrivando persino ad ammettere una sua colpa.
Gli amici non riuscivano a credere a quel cambiamento, talmente radicale da farli pensare a un miracolo: he si! Una buona bastonatura, in certi casi, funziona prima e meglio di tutte le cure mediche e psicologiche. Nemmeno la moglie si rendeva completamente conto di quanto accaduto, ma quello è un altro caso dal momento che, la poverina, era già da prima di diventare sua moglie un tantino “poverina”, d’altronde se non fosse stata già così non lo avrebbe sposato, né lui l’avrebbe presa con se.
Insomma tutti furono felici e contanti e da allora si convinsero che i miracoli esistono, perché l'uomo finché visse si comportò in modo altruista e generoso, anche se, di tanto in tanto, gli tornava alla mente quella bruttissima avventura e. . .un sospetto attraversava veloce, veloce la sua mente che . . . lenta, non riusciva a cogliere.  

 

26 novembre 2016

COLPO DI STATO




Il racconto che segue è stato scritto da Giovannino Guareschi sul settimanale "Il candido" nel Febbraio 1952 e ripubblicato sul libro "Mondo Candido 1951-1953" nel 1997, Rizzoli Editore.

  
Questa vicenda è puramente immaginaria e non prende spunto da nessun fatto avvenuto o che si presume possa avvenire. E' frutto di fantasia e perciò nessuno dei personaggi in essa vicenda nominati o accennati può trovare rispondenza nella realtà. Ogni riferimento a fatti o persone esistenti è da considerarsi puramente casuale e involontario.

                                         - - oo  O  oo - -

Camminavano in fretta, il signore alto e la sua bambina, perché il sole cominciava a scivolare verso il tramonto, e l'albergo era lontano più di due chilometri, e in montagna due chilometri sono tanta strada.
A un tratto, arrivarono a una selletta, e apparve una vallata verde, piena ancora di luce. Si fermarono a guardare.
“Cos’è?” domandò la bambina.
“E’ l’Italia” rispose il signore alto.
La bambina sospirò:
“E' bella ma è molto lontana” disse.
Il signore alto sorrise.
“Quelle case e quei campi non sono lontani” spiegò. “Ma l’Italia è vicina perché incomincia a pochi metri da noi. La linea di confine passa proprio di lì: attraversa il sentiero dove c’è quella pietra squadrata.”
La bambina parve molto stupita:
“L’Italia incomincia subito lì?”.
“Subito. Fino alla linea di confine e Svizzera, poi è Italia.”
La bambina avanzò cautamente e arrivata vicino alla pietra del sentiero, guardò attentamente per terra.
"Non si vede nessuna linea” esclamò ritornando.
Non si vede ma c’è. Spiego il signore alto. E’ come un filo sottilissimo teso tra pietra e pietra del sentiero, poi risale a quella pietra più in su, a sinistra; da questa passa a un’altra pietra e così via.”
La bambina si appressò ancora alla pietra del sentiero e , raccolto da terra un bastoncello, sciabolò con esso l’aria davanti a sé.
“Non c’è nessun filo” esclamò ritornando verso il padre. “Se ci fosse lo si toccherebbe con bastone.”
Il signore alto rise:
“ E’ un filo immaginario” affermò.
Non lo si può né vedere né toccare, ma serve a dividere due Paesi meglio ancora che se al suo posto, ci fosse un alta muraglia o un profondo fossato.”
La bambina continuò a guardare la vallata piena di sole.
“Non si può passare di là” domandò ad un tratto.
“No.”
“Passare appena appena” insisté con voce sommessa la bambina. “Appena un momentino dopo il sasso. Mi piacerebbe vedere cosa c’e’ di là.”
“Lo vedi benissimo anche di qui” disse il signore alto.
“No” sussurrò la bambina. “Di qui non si può vedere bene perché c’è il filo.”
Il signore alto sospirò e prese per mano la bambina .
“Andiamo, è tardi.”
Ma la bambina pareva incantata da quel verde lontano, da quelle casette candide e dal luccicare del nastro d’argento dei fiumi.
“Appena un pochino”, implorò. “Passo di là dalla pietra e poi torno subito subito. Mi piacerebbe tanto prender un sassolino. Di là dalla pietra c’è l’Italia e anche un sassolino è un pezzettino d’Italia.”
“Non si può” rispose il signore alto. “passare oltre il confine è contro le leggi. Se le guardie ti vedono possono spararti col fucile. Oppure metterti in prigione.”
“Per un sassolino?” si stupì la bambina. “Non ci credo che le guardie sparino le fucilate ad una bambina perché raccoglie un sassolino. Ce ne sono tanti di sassolini. E poi non si vede nessuna guardia.”
In verità tutto era deserto e silenzioso, lassù: ma appiattate dietro uno spuntone di roccia due guardie stavano spiando il signore alto e la sua bambina. Li avevano visti prima ancora che arrivassero alla selletta e subito il più anziano dei due, il brigadiere, aveva esclamato:
E’ lui! L’ho visto mille volte di persona e non mi sbaglierei mai.”
E la guardia giovane, che pure l’aveva visto soltanto in fotografia su qualche giornale, a un bel momento aveva dovuto convenire che il brigadiere non si sbagliava.
Le due guardie avevano seguito con occhi preoccupati tutti i movimenti del signore alto e della figliola. Quando la bambina avvicinatasi al cippo aveva agitato il bastoncello, si erano guardati perplessi e  il brigadiere era diventato pallido e aveva borbottato:
“Speriamo che non ci diano delle grane!”
Poi, quando aveva visto il signore alto afferrare per la mano la bambina e riprendere il cammino verso la parte giusta, aveva cavato fuori un sospirone di sollievo:
“Se ne vanno se Dio vuole!”
Ma, evidentemente, Dio  non voleva perché la bambina, proprio mentre il brigadiere ritrovava la sua tranquillità, con improvvisa decisione liberò la mano dalla stretta delle dita paterne e spiccata una gran corsa, passò oltre la pietra del sentiero.
Allora il brigadiere diventò pallido e balbettò:
“Gesù fatela tornare indietro subito! Non mi mettete nei guai!”
La bambina però non dimostrava nessuna intenzione di ritornare indietro: superata la pietra, si fermò a guardarsi intorno un momentino, poi, sorda ai richiami del padre, si allontanò di corsa per il sentiero che scendeva a valle.
Il signore alto, che intanto, era arrivato alla pietra squadrata e lì s’era fermato chiamando con voce agitata la bambina, balzò all’inseguimento della fuggitiva che era già scomparsa.
La raggiunse dopo una decina di metri e afferratala saldamente per la mano, si volse per ripassare oltre confine: ma giunto là dove il sentiero svoltava dietro un roccione per poi seguire diritto fino alla selletta, scorse le due guardie che, uscite dal loro nascondiglio, stavano confabulando e si fermò e tornò indietro. Il viottolo portava a una casipola di cui si intravedeva, fra gli alberi, il tetto di ardesia. Pensò di ripararsi là con la bambina: le due guardie ora si erano incamminate per il sentiero e non poteva star lì ad aspettarle.
Raggiunta rapidamente la casipola  il signore alto bussò alla porta e una voce dal di dentro rispose “Avanti!”.Il signore alto aprì la porta e si trovò in uno stanzone basso, al centro del quale era una tavola attorno alla quale stavano seduti un vecchio, un uomo e una donna giovani, un bambino d’una decina d’anni. Una vecchia, in piedi, stava scodellando sul tagliere la polenta da un gran paiolo.
Il vecchio era seduto a capotavola, in faccia alla porta, e fu a lui che il signore alto si rivolse.
“Buona sera” disse il signore alto. “Eravamo dall’altra parte: inavvertitamente abbiamo passato il confine e volevamo ritornare subito di là, ma due guardie sono sopraggiunte. Se i signori permettono aspettiamo qui il momento opportuno per ripassare il confine.”
Il vecchio che aveva guardato con occhi perplessi il signore alto e la sua bambina, si levò in piedi. E la vecchia che, da quando il signore alto aveva incominciato a parlare, era rimasta lì con gli occhi fissi su di lui, come abbacinata, esclamò: “Gesummaria!”.
Anche l’uomo giovane e sua moglie si alzarono, e rimase seduto soltanto il ragazzino, ma il vecchio lo agguantò per la collottola e lo tirò su.
“Prego, prego, signori” disse il signore alto.
Il vecchio fece un cenno alla vecchia che, abbandonato il paiolo, corse fuori.
Ci fu, nella cucina, qualche istante di silenzio, poi il vecchio si trasse da un lato e indicando la sua sedia disse al signore alto:
“Se vuol favorire…”.
“Grazie, volentieri” rispose sorridendo il signore altro. “Ma lei stia comodo, mi seggo qui.”
Il vecchio scosse  il capo.
“Quando c’è il re” disse “il capotavola è lui.”
Il signore alto si sedette al posto del vecchio e la bambina si sedette vicino al ragazzino. Il vecchio si scusò:
“Polenta e latte…”
“Magnifico!” esclamò ridendo il signore alto.
Allora il vecchio si rivolse al figlio e gli disse:
“Va’ tu a far la guardia e dì a tua madre di tornar dentro subito. Voglio che l’onore di servire sua maestà l’abbia lei.”
“Vi prego, non chiamatemi così” protestò dolcemente il signore alto. “il re non c’è  più.
“Ho fatto trenta chilometri a piedi per dare il mio voto a sua maestà” rispose il vecchio “e per me il re c’è ancora e ci sarà sempre.”
Entrò la vecchia e, con mano tremante, depose un piatto di polenta e una scodella di latte davanti al signore alto e alla sua bambina.
Poi si sedette in un angolo a guardare con occhi sbalorditi quello straordinario spettacolo.

*
Quando vide che anche il signore alto aveva passato il confine, il brigadiere fu preso da sgomento. Non se la sentiva davvero di prendere delle decisioni di sua iniziativa. Era un momento combinare un grosso pasticcio e impelagarsi in una grana spaventosa. Allora ordinò al suo sottoposto di correre al posto di confine dal comandante:
“Digli che lui ha sconfinato ed è ora in territorio nazionale. Io resto qui a sorvegliare tutte le sue mosse e li tengo sotto controllo in attesa di ordini”.
La guardia volò e, quando seppe il fatto il comandante sbarrò gli occhi. Non se la sentiva neppure lui di dare un ordine di sua iniziativa in una faccenda simile. Una azione malaccorta poteva far nascere una speculazione politica spaventosa. Inviò quindi un telegramma cifrato a Roma per avere chiarimenti sul da farsi. Il ministro dell’Interno stava pranzando, quando il capo della polizia in persona venne a portargli il dispaccio giunto dalla frontiera.
“E’ un guaio grosso” borbottò il ministro dell’Interno. “Se la voce corre saremo nei guai fino agli occhi. Se ha sconfinato significa che ha un piano. Telegrafi che si limitino a sorvegliarlo e non perdano una delle sue mosse”.
Il presidente del Consiglio era all’estero: il ministro dell’interno si recò quindi a conferire direttamente dal Presidente della Repubblica.
“Il caso è grave e delicato” spiegò il ministro dell’Interno. ”Prima di prendere una qualsiasi decisione occorre che lei ci dia la sua approvazione.”
Il Presidente della Repubblica rimase in silenzio un bel pezzo, quindi, battendo la punta del suo bastoncello sul pavimento, borbottò di pessimo umore:
“Ma cosa viene a fare quello là? Non poteva starsene tranquillo dov’era? Agite con estrema prudenza. Bisogna evitare ogni scandalo e, soprattutto, ogni spargimento di sangue”.
Il ministro dell’Interno se ne andò impegnandosi a riferire appena avesse adottato una decisione.
Fece poi una riunione segretissima alla quale parteciparono, oltre al capo della polizia, il ministro della difesa e l’ex ministro degli Esteri.
Venne messo sul tappeto un eventuale intervento dell’esercito.
“Può darsi che non succeda niente e che si tratti di un falso allarme: ma, qualora si trattasse di un colpo di stato, sarebbe opportuno non far intervenire la polizia che attraversa un momento di grave impopolarità, mentre, lasciando l’operazione all’esercito si metterebbero gli insorti in grave imbarazzo essendo l’esercito completamente al di fuori della politica e rappresentando esso non un governo, o una fazione, bensì tutto il Paese.”
In quel momento squillò il telefono ed era la presidentessa che voleva parlare col ministro dell’Interno.
La conversazione fu lunga. Alla fine il ministro dell’Interno riferì al consesso:
“Dice la contessa che dobbiamo mandarle subito un presidio di poliziotti scelti. Sono allarmatissimi“.
“Ma hanno i corazzieri” esclamò il ministro della Difesa.
“Dice la contessa che non bastano: servono per la sorveglianza esterna. Ma il pericolo è all’interno. La servitù è rimasta fedelissima a quelli di prima. La contessa dice che lei e il presidente si trovano là come dentro una fossa dei leoni. Cento occhi ostili li spiano.”
“Non si possono mandare reparti di polizia” esclamò l’ex ministro degli Esteri. Significherebbe mettere tutta la capitale in allarme dopo cinque minuti.”
Telefonò ancora la contessa. Il ministro dell’interno le spiegò la assennatezza dell’obiezione dell’ex ministro degli Esteri. Comunque al primo accenno di pericolo, la reggia sarebbe stata immediatamente presidiata. Nel frattempo il ministro Barbone vigilasse. La contessa parlottò con qualcuno che evidentemente stava vicino a lei, poi comunicò:
“Il ministro barbone ha una rivoltella, ma dice che non ha neppure un caricatore”.
“Mandiamo subito dodici caricatori” la rassicurò il ministro dell’Interno.
“Assieme ai caricatori un autista fidatissimo. Noi ci prepariamo, abbiamo il camioncino della spesa; eventualmente possiamo uscire senza destare nessun sospetto.”
Dopo la telefonata , arrivo un messaggio cifrato dal posto di confine: “Individuo segnalato sempre sotto strettissima sorveglianza. Per ora inattivo. Segnaleremo ogni suo movimento”.
Venne riportata sul tappeto la questione dell’eventuale intervento dell’esercito.
“Fino a che punto possiamo fidarci di un intervento dell’esercito in questo senso?” domandò il ministro dell’Interno. ”Quanti sono i reparti sicuri? Possiamo veramente contare sulla lealtà degli ufficiali monarchici?”
Il ministro della Difesa era ottimista:
“Diamo ordini precisi ed inequivocabili e gli ufficiali, senza distinzione, obbediranno. Se ci fossero stati ordini precisi ed inequivocabili l’8 settembre non sarebbe successo quello che è successo”.
“Ricordiamoci che li sinistre sono dispostissime, pur di fare del danno a noi, anche ad appoggiare anche la causa monarchica!” osservò il ministro dell’Interno. “Quindi occorre evitare ogni spargimento di sangue ed ogni violenza.”
“E allora” disse l’ex ministro degli Esteri “si organizzi l’intervento dell’esercito in modo da non essere colti di sorpresa qualunque sia lo sviluppo degli avvenimenti. Intanto si agisca
immediatamente in via, diciamo, riservata. Si mandi un uomo eccezionalmente fidato, il questore della capitale, ad arrestarlo.”
“E’ poco popolare, in questo momento!” sospirò il ministro dell’interno. “E poi, come si è detto, bisogna cercare di immischiare il meno possibile la polizia nell’affare. Piuttosto credo che bisognerà avvertire l’ambasciatore degli Stati Uniti in modo da  avere, qualunque cosa facciamo, l’appoggio di Washington.”
In quel momento il ministro dell’Interno fu chiamato ancora al telefono. Era la contessa.
“Eccellenza” disse agitatissima la contessa “l’autista che doveva portare i caricatori non è ancora arrivato! Temo che sia caduto vittima di una imboscata! Lei veda di fare qualcosa subito o telefono alla questura!”
Arrivò un nuovo messaggio dalla frontiera: in esso si diceva che l’individuo aveva preso contatti con elementi locali.. Era però sempre sotto strettissimo controllo.
“Mobiliti tutele forze di Polizia disponibili e le tenga pronte ad entrare in azione” ordinò allora il ministro dell’Interno al capo della Polizia. “Faccia presidiare i ponti sul Po. Popolare o impopolare, sulla polizia si può contare. E mandi alle reggia, dal Presidente, una squadra fidata. In caso di emergenza, porti il Presidente in Vaticano.”
Poi si discussero i dettagli dell’entrata in azione dei reparti dell’esercito.

 *
Seduta nel suo angioletto buio, la vecchia stava guardando il signore alto e la sua bambina mangiare la polenta.
“E’ squisita, signora” disse sorridendo il signore alto alla vecchia. ”Ricorderò a lungo questa sera.” Quando tutti ebbero finito di mangiare, la vecchia si alzò e sparecchiò. In quel momento rientrò il figlio del vecchio.
Disse ad alta voce che tutto era a posto, poi appressatosi alla moglie le sussurrò:  “Va’ tu adesso. Voglio vedere anch’io”.
La donna andò fuori a montare la sentinella e il marito si sedette al suo posto.
“Lei così non ha mangiato!” osservò con rincrescimento il signore alto.
“Signorsì!” balbettò imbarazzato il giovane.”E’ come se avessi mangiato.”
“Tridentina…Nicolajewka..”.
“Bravo!” disse il signore alto.
“Ha preso la medaglia d’argento” spiegò il vecchio. Poi indicò la sedia vuota all’altro capo della tavola e spiegò:
“Lì è il posto dell’altro figlio, quello che è rimasto a Nicolajwka. Ma è come se fosse qui.”
Il signore alto si alzò e, guardando quella sedia deserta, disse a voce sommessa:
“Dio benedica il tuo sacrificio, soldato d’Italia”.
La vecchia si mise a piangere nel suo angolo e il vecchio andò a staccare dal muro un quadretto.
“Sono stato alpino anch’io e ho fatto il mio dovere sul Monte Nero. Anche lui sarà alpino” disse indicando il ragazzo.
Oramai si era fatta sera e il signore alto spiegò che doveva andare. Il figlio del vecchio tornò fuori a ispezionare la strada e quando riapparve disse che tutto andava bene,
Il figlio del vecchio andò avanti e il signore alto si incamminò dietro di lui tenendo per mano la bambina. E dietro al signore alto e alla sua bambina si incamminarono il vecchi, la nuora e il nipotino. Poi, ultima retroguardia, veniva la vecchia.
Arrivati dove il viottolo svoltava dietro il roccione e poi continuava diritto verso la selletta, il signore alto si fermò e strinse la mano a tutti, anche al bambino. E pure la bambina strinse la mano a tutti e la vecchia le diede un gazzettino di stelle alpine.
“Ora proseguiamo da soli” spiegò il signore alto. “Grazie.”
Si avviò tenendo stretta per mano la bambina e, quando fu lontano una decina di passi, si volse e salutò agitando la mano:
“Addio, Italia” sussurrò. Ma l’Italia non era rimasta tutta là alla svolta del sentiero.
Un po’ d’Italia era nascosta più avanti, proprio al valico della selletta. Era il brigadiere che, quando l’uomo alto e la bambina gli furono passati davanti ed ebbero valicato la linea di confine, si trasse fuori dal suo nascondiglio, fino in mezzo al viottolo.
Il secco batter dei tacchi fece trasalire il signore alto che si volse e il brigadiere era là, rigido nell’attenti; come un baccalà, e lo salutava con la mano alla visiera.
Il signore alto gli rispose con un leggero inchino. E la bambina ne approfittò per sgusciargli via di mano e ripassare di nuovo quel benedetto confine, ma sconfinò poco poco: quel pochino che bastava perché la bambina potesse arrivare davanti al brigadiere. Arrivata davanti al brigadiere si alzò sulla punta dei piedi e gli infilò in un occhiello della giubba una delle stelle alpine che le aveva regalato la vecchia.
Decorazione sul campo.
Poi la bambina varcò ancora il confine e al fianco del signore alto si incamminò.
E camminavano adagio anche se l’albergo era lontano perché l’Italia era vicina e costava tanta fatica allontanarsene.

*
Ore 20,01: alla capitale. Dispaccio cifrato per il ministro dell’Interno: “Individuo sospetto ritornato oltre confine”.
Cessato pericolo. La repubblica continua.